La scogliera scolpita


CAORLE.La scultura vive sempre nel dubbio se scolpire sia dare forma, oppure toglierla a quella che ha voluto la natura. Figuriamoci se metti oltre cinquanta tra i più bravi scultori a trasformare una barriera di scogli che serve per fermare i flutti del mare. Capita da più di dieci anni a Caorle, dove la «Scogliera Viva» ha ridisegnato la passeggiata a mare, verso la Madonnina dell'Angelo, in una vetrina a cielo aperto. Aggiungendo lo spettacolo di vedere gli scultori al lavoro lontano dallo studio artistico, direttamente alle prese con la pietra, sotto il sole a picco e con il mare davanti. Quest'anno, la 14ª edizione ha coinvolto la parigina Isa Bourland, l'internazionale e quasi lucchese Silvano Cattai, la romana Oriana Impei, docente di Cattedra di Scultura all'Accademia di Roma, l'albanese, ma di fatto apiceno, Genti Tavanxhiu, ed il maestro trentino Bruno Lucchi. Il simposio, organizzato come sempre da Pierluigi Rebellato, si è concluso domenica scorsa, aggiungendo altre cinque opere alla lunga sequenza di sculture che annovera numerosi nomi eccellenti, tra cui Piergiorgio Celiberti, Gualtiero Mocenni o Alba Gonzales. Anche quest'anno gli artisti hanno scelto il blocco di pietra da scolpire ed hanno lavorato per una decina di giorni, dal mattino alla sera, trasformando la trachite euganea che difende il centro storico di Caorle dal mare. Figure, segni e forme astratte, lasciano tracce lungo la scogliera scolpita che nel tempo è diventata uno dei simboli della città di Caorle. Come i «Bons baisers de Caorle» di Isa Bourland, forma femminile che allude all'organico, tra la pietra ed il mare. Cosi il simbolo scultoreo di Oriana Impei: l'artista romana, nota per lavori monumentali e sculture-fontana in travertino, a Caorle ha realizzato una sorta di «conchiglia» che invita i passanti a sedersi, pensata però per l'acqua, se la stessa scultrice si augura che presto un'onda o la pioggia la possano riempire, quasi a «rimpossessarsi della forma primordiale che hanno generato». Il lavoro di Genti Tavanxhiu si è ispirato ai naviganti, immaginando un attracco, un rifugio ed un faro, mentre Silvano Cattai, ricordando i suoi basso rilievi cesellati nel ferro e nel rame, ha proposto una serie di pieni e di vuoti, dove la forma si rivela costantemente instabile. La pietra, invece, ritorna antica, statuaria, nell'intervento di Bruno Lucchi. Il maestro di Levico ha ripercorso due fra i suoi temi più cari, la natura e la figura, ritrovando la potenza concreta delle forme iconiche della scultura antica: l'androgino dalla fronte ampia, con lo sguardo enigmatico dalle orbite infossate, che osserva chi passa, pare sottintendere ad arcane presenze, a miti dimenticati, custodendo nella trachite il segreto del tempo che scorre.
Metafore, concetti, segni usuali nell'arte, che nella scogliera viva di Caorle superano, però, l'idea di museo all'aperto, per diventare simposio dove l'opera d'arte si fa davanti a tutti.

Aldo Trivellato