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IL PIAGNISTEO PREVENTIVO



Il tifoso, quello azzurro in particolare, è abituato ad aggrapparsi a tutto. Nel 1982 l’Italia di Bearzot vinse il Mondiale battendo Brasile, Argentina e Germania dopo una fase iniziale da torneo dei bar contro Polonia, Perù e Camerun. Nel 1994 negli Usa, l’Italia di Sacchi perse ai rigori la finale con il Brasile dopo aver fallito la prima fase ed essere stata eroicamente ripescata come migliore terza (su quattro) del girone iniziale.
 Dunque, tutto può essere. Stavolta a darci il pass potrebbe essere addirittura il “Coefficiente qualificazione” che altro non è che il mix fra i punti ottenuti nelle qualificazioni a Euro 2008 e Mondiale 2006. Insomma, in qualche modo ci sarebbe ancora da ringraziare Marcello Lippi, vecchio (e forse nuovo) Ct azzurro.
 E dopo? Poco più che imbarazzante immaginare questa Italia nei quarti contro la Spagna. Ogni volta che la palla capita nei dintorni di Del Piero, Toni, Di Natale, Pirlo - gente che pochi mesi fa sapeva inventarsi colpi di genio - sembra che scotti. Cosa che non accade quando ci sono di mezzo Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo, un olandese qualunque, Villa o Torres.
 La differenza è tutta qui: se negassero un rigore a uno fra i big appena menzionati, l’impressione è che poco dopo farebbe secca mezza difesa e poi il portiere. Questo non vuol dire che gli errori arbitrali non ci siano. Anzi, è da cabaret il tentativo di difesa dell’Uefa («Toni era in posizione regolare, Del Piero no») poi smentito dallo stesso arbitro Ovrebo («Ho fatto una cavolata»). Però, far scattare il coro preventivo dei piagnistei potrebbe essere pericoloso. Soprattutto se il presidente Abete fa un’equazione da bar sport: l’Olanda ha strapazzato Italia e Francia, deve farlo anche con l’Olanda. Va bene, e allora se i risultati sono scontati cosa si gioca a fare? E poi l’Olanda è in questa condizione perché ce l’hanno messa Italia e Francia. Chiedere che si impegni è doveroso, ipotizzare complotti senza averne le prove è quantomeno inelegante.
 Seguendo questa logica a ritroso, i nostri rivali potrebbero tirare in ballo il rigore su Grosso durante il recupero di Italia-Australia negli ottavi di Germania 2006. Al di là dell’“aiutino”, quella era una grande Italia che dava l’impressione di poter superare ogni episodio avverso. Insomma, di essere campione del mondo ancor prima di diventarlo.
 E non aveva bisogno di pensare alle partite degli altri. Ma, statene certi, con l’eventuale successo rumeno con l’Olanda (piccolo particolare: prima ci sarebbe da battere la Francia) il concertone per violini e tromboni, partito già ieri, salirebbe di volume. Con il ricordo del paffuto arbitro Byron Moreno, la passerella sui torti subiti e un’intervista a reti unificate a uno che di queste cose la sa lunga: Luciano Moggi.
 Naturalmente sorvolando sul fatto che se siamo qui a poterne parlare è per un portiere sceso in tempo dal tetto del pullman dei festeggiamenti mondiali e per un difensore attempato che ha realizzato l’unico, rocambolesco gol. Ma il tifoso azzurro è giusto che s’aggrappi a tutto: basta non lamentarsi se alla fine scopre che sotto c’è il baratro.