14 giugno 2008 —
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sezione: Attualità
ROMA. Fuori, almeno per il momento, dal club dei Paesi che mediano con Teheran sul nucleare, lItalia si è detta comunque disposta ad un ulteriore inasprimento delle sanzioni verso lIran. Rischiando però di pagarne il prezzo più alto, senza il riconoscimento di status cui puntava. Il congelamento delle aspirazioni italiane per un ingresso nel «5+1» è stato infatti lunico «punto debole» dellincontro tra Silvio Berlusconi e George W. Bush. La tappa berlinese del suo viaggio europeo ha modificato nei toni - e forse anche nella sostanza - lappoggio che Bush aveva promesso a Roma nella sua battaglia diplomatica. Lopposizione del cancelliere Angela Merkel allingresso dellItalia nel «salotto buono» della diplomazia internazionale è una difesa tedesca dello statu quo: lallargamento alla Germania (il «+1») di un gruppo composto per il resto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, rappresenta una sorta di «prova generale» per una riforma delle Nazioni Unite in linea con il disegno di Berlino, che punta da anni ad un seggio permanente nel direttorio mondiale. E evidente che nellottica tedesca, uneventuale - e a questo punto remota - adesione italiana rimetterebbe tutto in discussione. Berlusconi ha ribadito che lItalia, proprio perché conosce «dallinterno» lIran, potrebbe contribuire a dare una svolta al negoziato. Comunque «pugno duro» contro Teheran se non accetta di sospendere larricchimento delluranio e via libera a nuove sanzioni. Che Roma, ha ricordato daltra parte il presidente del Consiglio, ha sempre «rispettato». Questa volta però, il giro di vite messo in cantiere contro il regime degli ayatollah si annuncia particolarmente aspro, e a pagarne le spese sarà chi ha maggiori relazioni commerciali con lIran: ovvero lItalia. Rispetto ai Paesi europei del «5+1», infatti, Roma risulta il primo partner di Teheran: le esportazioni iraniane verso lItalia superano i 5 miliardi di dollari, influenzate dallormai endemica dipendenza energetica del nostro Paese.