Se ne andrà dopo otto anni di indiscussa leadership sindacale padovana. Ma soprattutto dopo aver portato la Cisl di Padova a sfondare quota 92.500 iscritti. Il numero uno di via del Carmine invita il suo successore Adriano Pozzato, a garantire il principio ispiratore della scuola cislina: «Mai perdere di vista la centralità della persona e il rispetto del lavoratore». Giovanni Faverin, sposato con due figli, è nato a Fontaniva il 19 agosto 1960. Conseguito il diploma di infermiere professionale si specializza in «Management della sanità» con un master biennale presso la SDA Bocconi di Milano. Nel 1993 diventa segretario della Fisos Cisl di Padova. Resta in carica fino al 1997 quando diventa segretario regionale della Fist Cisl, sindacato dei servizi pubblici territoriali. Dal novembre 2000 è stato segretario generale della Cisl di Padova e dal 5 giugno scorso è segretario generale aggiunto alla Cisl-Fps nazionale.
Cuore e testa, ragione e sentimento. In sintesi, una passione critica per il sindacato vero: quello che entra dentro i problemi della gente, dalla vita in fabbrica a quella dietro una scrivania di unamministrazione. Un sindacato che «mette le mani dentro i problemi, per cercare di risolverli». E stata questa la scintilla che ha spinto Giovanni Faverin a «sposare» la vita sindacale entrando come operatore nella Fisos Cisl (il sindacato degli ospedalieri) dellospedale di Cittadella. Aveva 27 anni, allora. Di strada Faverin ne ha fatta. Tanta da essere ora «costretto» a far le valigie per trasferirsi a Roma: un salto vertiginoso per molti. Non per lui: «In questa fase in cui sale alta lesigenza di riorganizzare il pubblico impiego, bisogna ripartire dalle persone per garantire unamministrazione più efficiente». Sarà questo il suo compito, da oggi. E lui, si è già calato nella parte.
Un padovano per decidere il futuro del pubblico impiego: Faverin, è una sfida!
«E una grande responsabilità che mi viene affidata in un momento in cui in Italia si torna a discutere di ridisegnare il ruolo del pubblico impiego. Così non si va avanti, lo sanno tutti. Ma la Cisl è pronta ad affrontare questa sfida, rispondendo alla necessità di rendere il modello organizzativo delle amministrazioni pubbliche più moderno, più meritocratico e adeguato alle esigenze dei cittadini».
Comè stato il suo primo giorno nella nuova sede della Funzione Pubblica Cisl?
«A Roma i ritmi di lavoro sono diversi. Là si fa politica, si scrivono i discorsi e si fanno riunioni di notte. Poi la mattina si dorme. Io no, alle 6 della mattina sono già operativo».
Si dovrà adeguare...
«Per niente. Mi sono trovato davanti al cancello della sede Cisl laltra mattina. Erano le 7. Tutto chiuso. Un usciere mi ha detto: «Dottò, sò le sette, nun ce stà anima viva. Dovrà aspettare almeno le 8,30!». Sono rimasto sbalordito, ma ho già fatto capire che così non va. Io alle 7 sarò in ufficio».
Otto anni al timone del primo sindacato padovano: cosa lascia al successore?
«Abbiamo tutti lavorato per una scommessa: il rilancio di un sindacato libero. Ci siamo riusciti. In questi anni gli iscritti sono aumentati di 8 mila unità, in particolare tra i lavoratori attivi, i giovani e gli immigrati. Oggi siamo il primo sindacato veneto e la seconda federazione provinciale Cisl a livello nazionale».
Amarcord storici?
«I momenti di tensione col ritorno delle cellule del terrorismo a Padova. E storia recente, così come quella degli attacchi degli autonomi e dei gruppi anarchici allequilibrio sociale e alla voglia di democrazia. Negli ultimi anni ben 13 volte questi gruppi sovversivi hanno preso di mira le sedi Cisl disseminate a Padova e in provincia. Assieme a Cgil e Uil la solidarietà in questi momenti non è mai mancata per garantire la democrazia».
Quali messaggi lancia alla politica locale?
«Da Palazzo Moroni a Palazzo Santo Stefano, gli amministratori che governano questo territorio hanno una strada sola da perseguire: lavorare a un progetto comunitario non partisan. Lo stesso vale per i grandi centri del potere economico, dalla Camera di commercio allInterporto e ai Magazzini Generali, senza dimenticare la Zip. La macchina di Palazzo Moroni, ad esempio, cammina da sola in modo stabile ma non innovativo. Al leader di Padova, dico che il compito è andare oltre la governance locale. Bisogna puntare sulla costruzione di progetti di sviluppo metropolitano, costringendo imprese, università e finanza a investire insieme nei prossimi dieci anni in un grande progetto».
Ha unidea del domani a cui bisogna mirare?
«Rispondo citando il governatore della Banca dItalia Mario Draghi: Una società che sa proporre ai suoi figli solo incertezze di reddito e di prospettiva è assai difficile che possa ritrovare il cammino della crescita duratura. Condividiamo le sue parole, così come quando indica nella mancanza di un ridisegno organico e rigoroso delle tutele sindacali, di una moderna legislazione del welfare che sappia coniugare come negli altri Paesi flessibilità ed equità, gli elementi di debolezza che mettono in dubbio il nostro presente e il nostro avvenire».
I cittadini sono stanchi: serve più responsabilità.
«Sì, da parte di tutti: dalla famiglia ai lavoratori, dai sindacati ai dirigenti e ai politici. La Funzione pubblica cislina è pronta a scommettere sul cambiamento, trattando sul serio col governo. Cè un modo solo per mettere la parola fine ai giochi di specchi e agli illusionismi dei veri professionisti di Fannullopoli: costringere la politica a guidare il nuovo piano strategico delle pubbliche amministrazioni. Per fare ciò, chiederemo più partecipazione, perché vogliamo essere anche noi azionisti dei nostri enti, aziende, agenzie e amministrazioni, rinunciando agli scambi per favorire una maggiore convergenza delle parti in gioco».
In questo cè feeling totale tra lei e Bonanni.
«Sì e con Bonanni il sindacato è tornato a essere protagonista. La logica dei privilegi della politica sempre più lontana dai bisogni delle famiglie, deve finire».