07 giugno 2008 —
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sezione: Attualità
CITTA DEL VATICANO. Il grande comunicatore televisivo fa una gaffe. Dona al papa una croce con diamante e topazi e gli consegna anche un foglio con la descrizione delloggetto. Le immagini senza audio del Centro televisivo vaticano fanno pensare a istruzioni per luso. Non è lunica rottura del protocollo della mattinata. La visita di Silvio Berlusconi a Benedetto XVI, al di là della sintonia politica cercata e manifestata, è stata un catalogo di irritualità.
Il premier arriva con qualche minuto di anticipo, scherza con i fotografi («Siete più bravi a piazzare le foto che a farle»), aggiusta la giacca al capo del suo cerimoniale e se ne lamenta con Ratzinger («Ecco che cosa deve fare un presidente del consiglio»). La rottura più clamorosa del protocollo, però, è stata unaltra. Al tradizionale faccia a faccia fra il Pontefice e i capi di Stato e di governo è stato sostituito un colloquio a tre, con Gianni Letta come silenzioso testimone.
Il colloquio parte quasi privato. Berlusconi parla di mamma Rosa, della sua devozione, dellamicizia con alcune religiose («suorine»). Sorride in continuazione, senza perdere docchio le telecamere alle quali ha già regalato una devota genuflessione e un insistito bacio dellanello papale, seguito da un più composto inchino di Gianni Letta. Quando i temi della chiacchierata, 40 minuti, diventano pubblici i contenuti sono affidati ai comunicati ufficiali. «Volontà di continuare la costruttiva cooperazione» fra Stato italiano e Santa Sede è lestrema sintesi della nota diffusa dalla sala stampa vaticana. «Ampie identità di vedute», riferisce Palazzo Chigi.
Silvio Berlusconi, si sottolinea più tardi, «ha confermato al Santo Padre la priorità attribuita dal governo italiano ai valori di libertà e tolleranza e alla sacralità della persona umana e della famiglia». Tradotto vuol dire che il governo italiano terrà conto delle perplessità vaticane sul reato di immigrazione clandestina così come valuterà le richieste di modificare la legge Turco sulla diagnosi per lembrione, di sostenere la scuola cattolica attraverso finanziamenti al sistema distruzione privato e la famiglia con lintroduzione del quoziente familiare.
I temi di sostanza, per la verità, sono stati affrontati con il segretario di Stato Tarcisio Bertone che Berlusconi e il suo seguito hanno incontrato dopo ludienza papale e prima di lasciare la Santa Sede. In questo caso, fanno sapere ancora da Palazzo Chigi, «sulle varie questioni bilaterali tra Italia e Santa Sede è stata constatata con soddisfazione una forte comunanza di vedute».
Talmente forte da irritare i settori più laici della politica italiana. Soprattutto per le parole di Berlusconi ai suoi al termine della visita: «Ora dovete lavorare di più, con più passione e con più entusiasmo». Il premier ha così ribadito la convinzione espressa di prima mattina quando per presentare la visita in Vaticano si è fatto ospitare da Maurizio Belpietro su Canale 5. «Lattività del governo non può che compiacere il papa e la sua Chiesa».
Parole che potrebbero aver perfino imbarazzato il grande tessitore dei rapporti fra governo e Palazzo Apostolico, Gianni Letta. Lintera regia della visita sembrava infatti essere ispirata alla leggerezza, con il papa impegnato a fare il perfetto padrone di casa.
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Lucia Visca