ARCHIVIO

Brunetta: manovra da 36 miliardi in tre anni


 ROMA. Manovre da 12 miliardi all’anno, 36 miliardi da qui al 2011. Sono quanto serve per far tornare in pareggio il bilancio dello Stato, così come chiede l’Europa e così come si sono impegnati a fare il governo Prodi, prima, e il governo Berlusconi, ora.
 Dato che il Pil frena (quest’anno dovrebbe crescere dello 0,5%) il rapporto fra deficit e Prodotto interno lordo, dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incontrando Regioni, Province ed Enti locali, nel 2008 arriverà al 2,5%. «A legislazione vigente», aggiunge. Ovvero se non si fanno correzioni. Ma queste ci saranno. Il 18 giugno potrebbe essere varato un primo decreto, o un disegno di legge, come ha detto Tremonti a Lussemburgo, che contiene le indicazioni sui 10-12 miliardi della manovra di quest’anno. Un anticipo della Finanziaria per cancellare «il film dell’orrore che è stato quelle passate e che noi non vogliamo proiettare più».
 Il percorso individuato da Tremonti è lineare: decreto o disegno di legge con tagli e liberalizzazioni, da approvare entro l’estate, a settembre il federalismo fiscale e la nuova legge di bilancio con successiva sessione parlamentare ad hoc, poi Finanziaria che recepisce tutto ciò che è stato varato prima. Forse insieme ci sarà anche una legge delega sulla Pubblica amministrazione cui seguirebbero da subito dei decreti legislativi di applicazione.
 L’urgenza per il decreto legge potrebbe essere data dalla necessità di applicare subito la Robin Hood Tax, quella sugli extraprofitti dei petrolieri. Al ministero si sta già lavorando alla stesura dei vari testi. «Antibiotici e vitamine - dice il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta - gli antibiotici sono i tagli, le vitamine le misure che aiutano la crescita e la produttività».
 Si sa anche quale saranno i tre criteri guida. Dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Sarà una Finanziaria improntata a crescita, stabilità finanziaria e coesione sociale». «Crescita, equità e rigore», diceva un anno fa Tommaso Padoa-Schioppa.
 Fra le misure si affacciano la liberalizzazione degli acquedotti (ovvero la fine del monopolio pubblico nel settore con conseguente privatizzazione), quella delle farmacie, l’eliminazione del libro matricola delle liste di collocamento, procedure per creare un’impresa in un’ora. E poi l’abolizione del cumulo fra lavoro e pensione, l’allungamento della validità della carta d’identità da 5 a 10 anni, l’eliminazione della carta in molti passaggi della pubblica amministrazione, la trasformazione della Banca del sud in Banca popolare. Per quanto riguarda il blocco del turn-over nella pubblica amministrazione «ci stiamo ragionando - dice il ministro Brunetta - perché o si fa bene o è meglio non farlo».
 I soldi veri, tre miliardi di cui uno dal 2009, potrebbero arrivare con la stretta agli enti locali. Verrebbe reintrodotto il tetto di spesa con crescita del 2% massimo, al posto del metodo dei saldi, introdotto dal centrosinistra nel 2007. Metodo Gordon Brown, ma con criteri selettivi che permettono di crescere di più dove il 2% sarebbe insostenibile.
 Regioni, Comuni e Province incontrano Berlusconi e Tremonti. «Un clima positivo», è il giudizio unanime. Anche se ci sono dei distinguo. Per esempio sulla cancellazione dell’Ici: «La prossima settimana ci sarà la conferenza Stato-città - dice Leonardo Domenici, presidente Anci - discuteremo di Ici, manovra, Dpef, definire il nostro impegno nella manovra». Lombardo, governatore della Sicilia e leader Mpa, già dice che i suoi voteranno contro.
- Alessandro Cecioni