29 maggio 2008 —
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sezione: Attualità
ROMA. Dal seggio di presidente della Camera, Gianfranco Fini definisce «vergognose» le frasi scritte nel 1942 da Giorgio Almirante sulla «Difesa della razza».
Le ha appena ricordate il deputato pd Emanuele Fiano, ventanni dopo la morte dellex leader del Msi, che di quella rivista fu anche redattore capo. È un giorno importante: per la pubblicazione dei suoi discorsi parlamentari e la coincidenza con la proposta del sindaco Gianni Alemanno, di intitolare ad Almirante una strada di Roma.
Non solo la sinistra lha presa come una provocazione, tanto che il sindaco si corregge e precisa che la strada ci sarà solo se anche la comunità ebraica di Roma sarà daccordo. ma nessuna «delega», il Comune «cercherà di convincerla».
Il ricordo di Almirante non diventa però una recriminazione sul personaggio. Gli viene riconosciuto il merito, di aver inserito un partito di origine fascista nella democrazia parlamentare. Anche Luciano Violante lo ammette, dandogli un altro merito: è stato lunico a prendere le distanze dalla Difesa della razza. Ma una strada con il suo nome, no. Almirante - dice Violante - non ha bisogno di altre legittimazioni: An ha da tempo quella del governo, Fini è presidente della Camera, Alemanno è sindaco di Roma.
Non ha aiutato la causa una gaffe di Assunta Almirante, la vedova di Giorgio, che ha proposto una strada intitolata a Riccardo Pacifici, il capo della comunità ebraica di Roma. Più sarcasmo che ironia.
Pacifici ha risposto col rasoio, ricordando che suo nonno aveva il suo stesso nome: è stato un coraggioso rabbino capo di Genova, è morto ad Auschwitz a 39 anni. Se fosse vivo, avrebbe la stessa età della signora. Quel nome, potrebbe trovare posto in una targa: «I soldi ce li metto io».
Insieme a quello di Almirante, sono tornati altri nomi, già sbandierati negli anni passati: Fanfani, Spadolini, Bocca, Scalfari, per i loro scritti giovanili sulla razza. Vi ha alluso anche Fini, commentando le «frasi vergognose» citate da Fiano: «Esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quellepoca tragica albergava in troppi esponenti, che in alcuni casi si collocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche».
Elogio della «lungimiranza» di Almirante: niente progetti rivoluzionari, ma alternativa «entro la dialettica democratica», anche quando la politica voleva «marginalizzarlo» e anche «perseguitarlo».
Tra i nomi del passato, soltanto Giulio Andreotti accetta la strada come «atto dovuto», perché Almirante «ha avuto un ruolo politico di straordinaria importanza». Sceglie lironia sulla par condicio, cioè intitolare una strada anche a uno della sinistra: «La città è sempre in espansione, ci sono tanti quartieri nuovi».
Non è il solo centrosinistra a sbarrare la strada. Il portavoce del Pri, Riccardo Bruno, difende quelli che la pensavano come Almirante, ma presero poi le distanze «da una visione del mondo» che lui respingeva. Secca Barbara Pollastrini: la strada col nome è «revisionismo strisciante», perché la memoria «non è un tot al chilo». La celebrazione della destra è un sentimento umano, ma - dice Marco Follini - anche «un incomprensibile errore storico e politico».
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Renato Venditti