VENEZIA. Dove ci porterà questa regionalizzazione del Partito delle Libertà voluta da Milano? Sembra Forza Veneto in rito ambrosiano. E per fortuna che cè Silvio, dicono molti. Ma devessere una battuta. Il giorno dopo lincontro tra Berlusconi e Galan e le spiegazioni date da questultimo ai vertici della coalizione riuniti alle Padovanelle, è An che prende le distanze dalloperazione.
O dalle spiegazioni sulloperazione date da Galan, fate voi. Lo fa con una dichiarazione disarmante del capogruppo Piergiorgio Cortelazzo, che ridotta allosso suona così: tutto qua? Dovè la novità?
«Ci mancherebbe che il Pdl veneto non avesse uno statuto e un coordinatore eletto qui nel Veneto - dice Cortelazzo -. Sono due anni che An è in questa situazione. Abbiamo uno statuto veneto e un coordinatore regionale eletto, non nominato. Apprendiamo da Galan che anche il Pdl veneto si attrezzerà così. Ripeto, ci mancherebbe che non succedesse. Ma noi non prendiamo atto di nulla. Non andiamo a traino. Un partito federale organizzato per sostenere le esigenze dei veneti è un buon progetto, a patto che sia condiviso da tutti i partner politici. Ci vuole pari dignità tra i soci fondatori: deve essere chiaro fin dallinizio, perché il Pdl veneto dovrà essere ununione di più partiti, in cui le anime di ciascun organismo dovranno essere preservate. Il percorso si fa assieme».
Dunque ce lavete proprio con Galan? «No, al contrario - risponde Cortelazzo - io vorrei spezzare una lancia a favore del presidente. Spero che il suo intendimento non fosse quello di informare i soci del nuovo partito attraverso comunicati stampa, altrimenti si partirebbe male, molto male, nel Veneto».
Naturalmente, se Piergiorgio Cortelazzo frena, Raffaele Zanon accelera. Normale pulsazione diastole e sistole di An: «E ora di rompere gli indugi per avviare la fase costituente per il Popolo veneto delle Libertà» scandisce Zanon. E non si può neanche dargli torto, visto che di un partito regionale di centrodestra si parla dagli anni ottanta. Senza che accada nulla. Evidentemente nessuno rompeva gli indugi. «Dopo le dichiarazioni del presidente Berlusconi - insiste Zanon, il noto Mascalzone veneto, per la cronaca marchio depositato, ci farà su una fortuna - svanisce lipotesi di partiti etnici che finirebbero per diventare una brutta copia della Lega. Il Pdl ha ampia maggioranza in molte città e province del Veneto e deve evitare la frammentazione politica che porta a sconfitte come quella di Vicenza». Chissà se è stata solo la frammentazione. «Una realtà popolare, cattolica, riformista, federalista, liberale ed anticomunista - conclude Zanon - che può garantire governabilità e innovazione. Dobbiamo evitare di attardarci in un cartello elettorale che rischia di essere calato dallalto e che spesso non tiene conto delle realtà territoriali». Buona la teoria. Per la pratica ci stiamo attrezzando. «Il presidente Berlusconi ancora una volta ha colto nel segno - dice Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia -. Un grande partito nazionale organizzato in senso federale, rappresenta lespressione più alta della democrazia, quello che la gente chiede da tempo. Grazie a questa accelerazione al Pdl in chiave federalista tutte le scelte saranno fatte finalmente sul territorio. La nuova classe dirigente sarà eletta dalla base attraverso congressi comunali, provinciali e regionali. Una grande svolta che approvo e sostengo». Non poteva mancare Francesco Piccolo, per il motivo che lui stesso tiene a sottolineare: «La spinta federalista e autonomista del Pdl nel Veneto è stato uno dei motivi principali della nostra fuoriuscita dallUdc. Con Berlusconi, Ghedini e Galan prima delle elezioni avevamo sottoscritto limpegno a formare in Veneto un grande partito cattolico, moderato, popolare, democratico e federale, che oggi viene ulteriormente confermato dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio». Appunto: federalisti veneti fino al midollo, ma se manca Silvio buonanotte.
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Renzo Mazzaro