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Nel necrologio figurato di Giuseppe Jappelli, conservato nella Biblioteca Civica di Padova, l’anonimo autore compose una vera e propria tavola riassuntiva dei vari campi in cui si applicò il talento dell’architetto, stilisticamente in tema con il proprio oggetto. Entro una cornice neogotica compaiono il caffè Pedrocchi, il Teatro Nuovo, il Macello e i giardini Treves e Vigodarzere. Ai lati si profilano cinque allegorie femminili: Flora ovvero l’arte dei giardini, l’Ingegneria, la Meccanica, l’Architettura con la squadra e il compasso (buoni anche per la simbologia massonica) e la Pittura con tavolozza e pennello. Ai piedi scorrono corsi d’acqua a indicare la competenza idraulica del Nostro e a serrare l’angelo della morte che incide la lapide col suo nome. Non mancano libri e attrezzi da disegno e, soprattutto, fogli e rotoli di progetti che costituivano la più convincente rappresentazione della lunga e intensa attività di progettista, urbanista e decoratore di Jappelli.
 Da quell’avviso funebre è passato un secolo e mezzo e l’occasione di questa mostra appare quanto mai propizia per aprire il sipario sulla produzione dell’architetto, agrimensore e ingegnere, a partire proprio dalla grande varietà di quelle prove grafiche disegnate a matita, china e inchiostro, acquarellate e con qualche intervento a tempera.
 La veduta è per lo più dall’alto e il nuovo edificio, rispetto al contesto, è colorato di rosso. L’intero corpus conservato al Museo d’Arte di Padova è di 343 fogli, ma per la mostra ne sono stati selezionati 114, suddivisi in quattordici sezioni. Alle prove cartografiche, che molto devono all’apprendistato da Giovanni Valle, fa seguito il ricco dossier dei disegni di giardini cui l’architetto inizia ad applicarsi mentre è in esilio in Lombardia, dopo il ritorno degli austriaci nel Veneto. Parliamo di giardini «all’inglese», di scenografie romantiche con laghetti, alture, sentieri che si perdono entro esuberanti vegetazioni, grotte misteriose, ruderi classici e cappelle gotiche.
 Capolavoro di tal genere è il giardino Vigodarzere a Saonara con la celebre grotta di Baffometto, nume tutelare dei Templari. Nel capitolo dei progetti di case e palazzi spicca «casa Giacomini» in contrà del Santo, sia per la destrezza progettuale che riesce a sfruttare in modo sorprendente spazi angusti e irregolari, che per la torretta ottagona, vero compendio di allusioni alla cultura massonica. Per il design d’interni la palma va, naturalmente, agli arredi del caffè Pedrocchi, mobili compresi. Il repertorio è tratto dalle decorazioni affiorate negli scavi di Pompei e Ercolano, diffuse tramite incisioni. Basti pensare ai «grifi», quali campeggiano nelle balaustre delle logge neoclassiche, o agli amorini o alle cornucopie.
 La quinta sezione è interamente assegnata al progetto «maledetto» dell’Università, progetto assai ambizioso, moderno e funzionale, bocciato dal gran giurì dell’Accademia di Belle Arti di Venezia perché troppo costoso e troppo lontano dal Bo. La complessa articolazione del nuovo Studio avrebbe trovato locazione tra le Basiliche di Sant’Antonio e di Santa Giustina, all’interno del fronte dove in epoca romana sorgeva la scena fissa dello Zairo, il grande teatro romano, snodandosi tra l’Orto Botanico e l’Ospedale civile. La cura e la varietà dei disegni per questo progetto fanno capire il valore che Jappelli attribuiva a quest’impresa e fotografano l’organicità dell’insieme: dalla sistemazione urbanistica ai dettagli decorativi.
 Jappelli riuscì invece a realizzare in ogni sua parte il Pedrocchi: i disegni del celebre caffè offrono, con dovizia di particolari, la coerenza e la duttilità del progetto anche in relazione alla collocazione in un’area archeologica dove in epoca romana sorgeva una basilica. Tra i progetti di monumenti emerge l’incompiuta cappella funeraria ad Andrea Palladio a Vicenza: un piccolo edificio a pianta circolare preceduto da un pronao con arcate sormontate da un timpano. I numerosi progetti che sfilano nella sezione degli edifici pubblici dimostrano ampiamente la felice attitudine jappelliana a coniugare funzionalità e decoro: il Macello e il Teatro Nuovo sono ottimi esempi di progetti realizzati, mentre il modernissimo progetto del Carcere di Padova rimase sulla carta. Le altre sezioni trattano dei rilievi, pratica essenziale nel lavoro d’architetto, dei particolari costruttivi, di ponti, strade e comprensori di bonifica, di strumenti e macchine. Chiudono il percorso i progetti per un’altra opera assai complessa cui Jappelli molto si dedicò ma che non vide mai la luce: l’Entrepôt di Venezia.
- Virginia Baradel