08 maggio 2008 —
pagina 07
sezione: Attualità
VENEZIA. Mentre a Roma Berlusconi saliva al Quirinale con la lista segreta dei ministri in tasca, nel Veneto i giornalisti cercavano il ministro allagricoltura in pectore Luca Zaia. Non per chiedergli se il suo nome rientrava nella lista di Berlusconi. Lo si dava per scontato, che diamine (e qui Luca Zaia si lanciava in improperi scaramantici) ma per chiedegli il nome del suo successore a palazzo Balbi. Colto in evidente contropiede, il non ancora dimesso assessore regionale ma non ancora ufficializzato ministro, giurava e spergiurava di non sapere nada de nada. Risposta comprensibile in bocca allassessore Zaia. Pessimo esordio invece se a parlare era il futuro ministro (ignorare i nomi dei collaboratori diretti, per giunta veneti: un figurone).
Erano le 19 quando abbiamo lasciato Luca Zaia con le dita incrociate, ad aspettare la dichiarazione liberatoria di Silvio Berlusconi. Che è arrivata alle 20,15. Unora e passa con il fiato sospeso. Zaia non era lunico in quelle condizioni. Altri due veneti stringevano i denti, confidando nella buona stella: Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Lhanno spuntata entrambi, anche se fino allultimo la loro corsa sembrava ad eliminazione diretta. O passava luno o passava laltro. Brunetta era partito con i favori del pronostico, sostenuto da una coralità di consensi veneti, in particolare da quello di Giancarlo Galan. Sacconi invece aveva lostracismo del presidente veneto, che lha sempre temuto come avversario interno e forse per questo non si è mai negato alle polemiche con lui. E finita con un sorpasso sul filo di lana: voci rimbalzate dai parlamentari veneti, davano Brunetta fuori lista alle ore 18. Invece Silvio ha fatto il miracolo: alle 20,15 il Veneto aveva tre ministri, non due come tutti si aspettavano. Renato Brunetta è rientrato, benché senza portafoglio. Si occuperà della funzione pubblica. Una bella scommessa, per lui che ha sempre fatto il professore: applicare le teorie, non limitarsi solo a insegnarle, bacchettando quelli che non le capiscono. Sarà una battaglia tutta da vedere contro il burosauro. Augurandogli che la vinca, naturalmente. Sarebbe ora.
Su Maurizio Sacconi si è saldato un consenso che va oltre il Veneto, complice il suo passato al ministero del lavoro. Dove torna. Tifavano per lui sia la Confindustria che i sindacati. Lo gradiscono ambienti del centrosinistra, per i suoi trascorsi non casuali nel partito socialista, dal quale peraltro proviene anche Brunetta. I due forzisti, con il leghista Luca Zaia, portano la squadra veneta nel governo a livelli che non si registravano dai tempi della Dc. Tre veneti a palazzo Chigi si sono visti solo nel 1974, quarto governo Rumor, con lo stesso Mariano Rumor presidente del consiglio, Toni Bisaglia allagricoltura e Luigi Gui ministro senza portafoglio, guarda caso proprio alla funzione pubblica, come Brunetta. Tre veneti anche nel quarto governo Moro, 1976: Luigi Gui agli interni, Bruno Visentini alle finanze e Toni Bisaglia alle partecipazioni statali. Infine tre veneti anche nel 1989, sesto governo Andreotti: Gianni De Michelis agli esteri, Carlo Bernini ai trasporti e Carlo Fracanzani alle partecipazioni statali. Dopo di allora, lastinenza totale.
Finisce lepoca di «Berlusconi miglior ministro del Veneto», come amava dire il presidente Galan, per tappare la falla. Adesso la squadra di governo verrà completata dai viceministri e dai sottosegretari. Tra questi ultimi sono dati per certi il veronese Aldo Brancher e il trevigiano Fabio Gava, entrambi di Forza Italia. Un terzo posto potrebbe andare al Veneto: si parla di un ritorno di Elisabetta Casellati, in ballottaggio, udite udite, con Lia Sartori, candidata a sindaco di Vicenza clamorosamente battuta da Achille Variati. Dal parlamento europeo si è dimesso ieri Renato Brunetta.
(Claudio Baccarin Renzo Mazzaro)