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OLTRE L’ARCHITETTURA Al di là del costruire il pensiero e l’esperimento


Nella Roma del neosindaco di centrodestra Gianni Alemanno, che medita di abbattere la teca dell’Ara Pacis Augustae costruita da Richard Meier e di bloccare la Nuvola-centro congressi di Massimiliano Fuksas - nuovi simboli architettonici capitolini dell’era immaginifica del suo predecessore di sinistra Walter Veltroni - è stata presentata ieri l’undicesima edizione della Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, in programma in laguna dal 14 settembre al 23 novembre 2008.
 Nessuna relazione diretta tra i due eventi, ma Out There - Architecture Beyond Building - questo il titolo della mostra curata dal critico statunitense Aaron Betsky, che l’ha presentata nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Roma, a Valle Giulia, insieme al presidente della Biennale Paolo Baratta e al preside della Facoltà Benedetto Todaro - guarda oltre gli edifici e pone curiosamente al centro la “demolizione” del mito del costruire delle nuove star della progettazione internazionale, che anche Alemanno, almeno in chiave romana, mette in discussione.
 Betsky - cinquantenne americano del Montana con una formazione architettonica vasta e variegata, e la direzione, prima del Cincinnati Art Museum, da cui arriva e del prestigioso Netherlands Architecture Institute di Rotterdam - ci dice chiaramente che oggi gli edifici sono la tomba dell’architettura e che dobbiamo guardare oltre e al di là di essi, per ritrovare ciò che può farci sentire a casa nel mondo. C’è bisogno, a suo avviso, di sperimentare per creare un’architettura che non risolva i problemi, ma li ponga e che interroghi la realtà.
 «Gli edifici sono oggetti - dichiara - ma l’architettura è qualcosa d’altro. E’ il modo di pensare e di parlare sugli edifici; è il modo di rappresentarli, di realizzarli. Questa Biennale non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a problemi sociali, ma vedere se l’architettura, sperimentando nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e immagini seduttive».
 Insomma, tra il Padiglione Italia ai Giardini e l’Arsenale - luoghi deputati della manifestazione, a cui si affiancano i padiglioni nazionali, quest’anno al numero record di 65 per la Biennale Architettura - vedremo suggestioni più che progetti, installazioni più che plastici di edifici, sperimentazioni virtuali più che immagini del costruito.
 A cominciare dalle Corderie dell’Arsenale, che si apriranno con Hall of Fragments, una sezione che proietterà su maxischermi l’architettura ideale dei film di fantascienza o di quella degli storici che hanno ricreato i mondi antichi. Ovvero Blade Runner e Il signore degli anelli, come vademecum di un’architettura preferibile - secondo Betsky - a quella reale, standardizzata dalle esigenze della committenza. E anche grandi nomi dell’architettura contemporanea - da Zaha Hadid a Greg Lynn, dallo stesso Fuksas a Asymptote - in Installations, sempre alle Corderie, presenteranno proprie installazioni sperimentali su larga scala create sul posto. E a proposito di Roma, ci sarà spazio, alle Artiglierie, anche per una mostra di suggestioni architettoniche sulla Capitale.
 Il Padiglione Italia ai Giardini offrirà una ricognizione di architetture sperimentali che, per definizione, vanno ‘oltre il costruire’, con la mostra Experimental Architecture, anche qui con grandi nomi della progettazione come Frank Gehry, ancora Zaha Hadis, Herzog & de meuron - artefici del nuovo Stadio Olimpico di Pechino - Ren Koolhas, tra gli altri. Spazio anche a Internet e ai video sperimentali e amatoriali “scaricati” da YouTube, con la sezione Upload City.
 Non c’è dubbio che questa Biennale Architettura, già nelle premesse, è destinata a far discutere e forse a irritare molti famosi architetti: qualcuno, come Vittorio Gregotti, lo ha già detto chiaramente.
 Ma i problemi - come lo stesso Betsky ha già evidenziato - ci saranno anche all’interno, con quelle repubbliche autonome che sono i padiglioni nazionali della Biennale, parecchi dei quali non hanno gradito l’approccio “decostruzionista” del direttore e proporranno, invece, progetti e plastici di architetture reali.
 «Credo che alcuni padiglioni - ha già detto il direttore, a questo proposito - saranno degli spazi congelati». La Biennale recupererà, nell’occasione, nuovi spazi all’Arsenale - come ha annunciato Baratta - quali un’altra area delle Tese delle Vergini e la manifestazione si estenderà a tutta la città, con mostre e eventi collegati e l’allargamento dei padiglioni nazionali che non hanno sede ai Giardini, in molti palazzi del centro storico affittati - con ricco business annesso - per l’occasione.
- Enrico Tantucci