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Il Garante: «Non ci hanno consultato»


 ROMA. «Almeno abbiamo scoperto che Vespa guadagna più di me e di Schifani», dice Gianfranco Fini a Porta a porta. Vespa (oltre 2 milioni e 800mila euro di reddito 2005) abbozza un sorriso. Redditi on-line, ce n’è per tutti. Il decreto ministeriale che ne autorizzava la pubblicazione è stato firmato due mesi fa, il 5 marzo. Dopodichè i dati sono stati inviati ai Comuni italiani per via telematica come avviene da alcuni anni. Poi, come scritto nell’articolo 6 del decreto firmato dal direttore dell’Agenzia, Massimo Romano, «ai fini della consultazione i medesimi elenchi sono pubblicati in apposita sezione del sito internet www.agenziaentrate.gov.it».
 E’ il decreto che ieri la Polizia postale ha consegnato ai magistrati di Roma Ionta e Polino che indagano, fascicolo per ora «contro ignoti», sulla vicenda. L’ipotesi è violazione della legge sulla privacy. Il problema è se i redditi potessero o meno essere resi disponibili su internet. Dove per altro si trova il decreto (Agenzia delle entrate, link «altri provvedimenti»).
 Qui l’Agenzia non ha dubbi: «Riguardo alle modalità di pubblicazione - si legge in coda al decreto - in piena aderenza con il dettato normativo del Codice dell’amministrazione digitale di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo del 7 marzo 2005, la disponibilità e l’accesso sono assicurati utilizzando le più appropriate tecnologie dell’informazione e della comunicazione».
 Ma il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, è di tutt’altro avviso. «Il fatto che l’Agenzia delle entrate non ci abbia consultato è stato, in questo caso, particolarmente grave». Come è grave, secondo gli inquirenti, la condivisione di documenti su internet (file sharing) che ha consentito il passaggio dei dati anche dopo che il Garante aveva chiesto la sospensione della diffusione.
 «Polemica pretestuosa e strumentale - dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil - guardiamo alla sostanza, i lavoratori e i pensionati sono interessati alla trasparenza dei dati che mostrano solo l’urgenza della lotta all’evasione fiscale». «Non capisco cosa c’entri la privacy con le tasse - dice il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero - Se c’è invidia è perché la differenza fra ricchi e poveri è forte». «Una volgarità e un aiuto alla malavita organizzata», dice lapidaria Ombretta Colli, senatrice del Pdl. «Sono perplessa», commenta Federica Guidi, presidente dei giovani industriali. «Cosa proditoria e improvvisa», dice Maurizio Costanzo. Ma poi aggiugne: «Per quanto riguarda la mia professione sono ben lieto che questi dati siano usciti, a testimonianza di quante tasse pago da oltre 30 anni. Piuttosto mi sono stupito dei guadagni irrisori di altre persone che lavorano nello stesso ambito». Giorgo Armani, il più ricco di tutti, sorride e non commenta. Divisi i consumatori. Se il Codacons chiede un risarcimento da 20 miliardi, Federconsumatori è contro ricorsi e pubblicazione, mentre l’Unc si dice d’accordo sulla pubblicazione su internet.
- Alessandro Cecioni