30 settembre 2007 —
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sezione: Economia
VENEZIA. A furia di parlarne, è divenuta una sorta di utopia. Ma Enrico Marchi, presidente di Save, annuncia che la gara per la cosiddetta «porta dacqua» dellaeroporto di Venezia, firmata da un mito dellarchitettura contemporanea come Frank O Gehry, è «alle fasi finali». Investimento da 90 milioni di euro. E in questa intervista Marchi parla dei piani di sviluppo per lo scalo di Venezia e per quello di Treviso, di alleanze e acquisizioni, di quote di Veneto Sviluppo in vendita, di progetti per le stazioni ferroviarie, dei suoi rapporti con il sindaco Massimo Cacciari.
Partiamo da Gehry. A che punto è questo tassello del vostro disegno di sviluppo del quadrante aeroportuale?
«Al nostro bando per la realizzazione della Porta dacqua hanno risposto 7-8 cordate composte da società di costruzioni e operatori alberghieri di portata internazionale. In lizza abbiamo un solo concorrente italiano. Siamo alla fase finale della due diligence. In ottobre avremo la prima offerta economica. Puntiamo a aggiudicare i lavori entro fine anno e a avviare i cantieri nei primi mesi del 2008, con un investimento di 90 milioni. Inoltre dovrebbe essere aggiunto un esborso di altri 15 milioni per la realizzazione di un centro congressi da duemila posti, vero magnete di attività dato che si trova in vista di Venezia».
Cosa significa in concreto Porta dacqua?
«Il cuore consiste in un albergo da 350 stanze. Ma in generale la Porta contiene tutti i servizi necessari a chi arriva da Venezia o ci va via acqua, quindi approdi per vaporetti e motoscafi, negozi, biglietterie, punti informativi. Insomma, la radicale riqualificazione della porta di accesso a Venezia dallaeroporto. E parliamo di un progetto che rappresenta un landmark architettonico di straordinario rilievo, adeguato a una città unica come Venezia».
Ogni ostacolo è dunque superato?
«Non stiamo per realizzare un semplice albergo, ma un vero monumento che ha costi aggiuntivi rispetto a una costruzione ordinaria. Per questo stiamo dialogando con gli enti locali e con il governo, affinché ci sia riconosciuto un contributo per ridurre il gap di rendimento. Noi ci sobbarchiamo gran parte degli extra-costi, ma chiediamo un gesto da parte pubblica. Ricordo per esempio che la Finanziaria 2005 ha destinato un contributo per la viabilità tra stadio e aeroporto che rischia di andare perduto».
Risolta la Porta, resterà il tema del collegamento tra Porta, parcheggi e aerostazione.
«Oltre al vecchio progetto di un tapis roulant coperto da un tunnel, stiamo valutando lallestimento di un trenino monorotaia e senza guidatore. Un trenino che farebbe un percorso circolare, collegando darsena e parcheggi in continuo con laerostazione. Sarebbe più semplice e economico, rispetto al tapis roulant che costa 15 milioni. Dipende anche dal contratto di programma con Enac, che regola tariffe e remunerazione del capitale investito. Se tutto va bene, la firma con Enac potrebbe avvenire a inizio 2008 e sarebbe una cosa molto buona, perché la certezza del quadro regolatorio è fondamentale per attrarre investimenti di lungo periodo».
Ma dopo gli scontri dei mesi scorsi, come è il rapporto con gli enti locali?
«Sono fiducioso di definire il quadro degli investimenti su Tessera nel giro di qualche mese con il Comune, compresi i capitoli di nuovo stadio e nuovo casinò. Dopo di che saremo pronti a sviluppare laerostazione, che può essere più che raddoppiata. I rapporti con il sindaco Cacciari sono buoni, il dialogo è in corso tra due parti che cercano di capire anche le altrui necessità».
E che ne è del confronto con i proprietari dei terreni adiacenti allaeroporto?
«Oggi la relazione con i fratelli Poletti è materia per i tribunali amministrativi. Ma badate che quando parlo di sviluppo non penso solo a Venezia».
Allude a Treviso?
«Lavere preso l80% dellaeroporto di Treviso, con un investimento di una decina di milioni, implica un importante progetto di sviluppo. Abbiamo un doppio obiettivo preliminare: la concessione a 40 anni e lottenimento della seconda categoria, affinché lo scalo possa avere traffico stabile anche nelle giornate di nebbia. Ne deriva, per gli impianti tecnologici di assistenza al volo, un investimento di 8-10 milioni. A Treviso arriveremo questanno attorno a un milione e mezzo di passeggeri. Supereremo con Venezia i 7 milioni».
Numeri importanti. Ma sono sufficienti o occorrono alleanze per esempio con gli aeroporti di Verona e Ronchi dei Legionari?
«Treviso ha oggi il doppio dei passeggeri di Ronchi. Attendiamo se e quando i friul-giuliani si decideranno, abbiamo parlato già troppo. Quanto a Verona, una forte sinergia darebbe di sicuro enormi benefici a entrambe le società di gestione e al territorio, ma registro persistenti remore campanilistiche veronesi. Ma ci sono anche altre occasioni da cogliere».
Pensa a Napoli?
«Quando Baa-Ferrovial deciderà di mettere in vendita le quote di Napoli-Capodichino, saremo in gara. Venezia e Napoli potrebbero funzionare integrati come due mini hub, luno rivolto al bacino del Mediterraneo e laltro alla Nuova Europa. Già oggi ci sono voli che collegano Venezia a Napoli, potrebbero essere potenziati. Lo stesso ragionamento vale per alleanze con gli aeroporti di Palermo e Catania. E poi parteciperemo anche alle gare per la gestione degli aeroporti di Lisbona e Praga».
E come sta Venezia rispetto alla crisi di Malpensa?
«I problemi di Malpensa sono di Malpensa e non riguardano affatto tutto il Nord, in termini di offerta di servizi. Per il quadrante Nord-Est, il ruolo di Malpensa è assolutamente residuale. Noi siamo autonomi. E anche dal fallimento di Alitalia avremmo scarse ripercussioni. Sono quasi offeso dal tono dei lombardi. Ma chi lha detto che la porta del Nord deve essere per forza Milano?».
A parte il business aeroportuale, quali programmi avete sul versante della ristorazione e della vostra presenza in Centostazioni?
«In due anni abbiamo comprato la austriaca Airest, attraverso la quale gestiamo il 50% della ristorazione allaeroporto di Vienna, e Ristop, che ci ha aperto il mercato autostradale. Stiamo monitorando target di società internazionali di media dimensione. Quanto a Centostazioni, il patto di sindacato scadrà nella primavera 2008. Fs potrebbe cedere una ulteriore quota, tramite gara o tramite quotazione in Borsa. Siamo interessati, abbiamo maturato una buona esperienza dato che nella primavera prossima avremo completato l80% dei lavori nelle 103 medie stazioni a noi affidate. Liniziativa rientra perfettamente nella nostra cultura e nel nostro profilo strategico. Ristorazione e Centostazioni sono tra i driver di un gruppo che ha appena iniziato a mostrare le sue potenzialità di crescita».
Se credete a Save, non mancherete di rilevare le quote della finanziaria regionale Veneto Sviluppo.
«Secondo i patti di sindacato di Marco Polo Holding, che lega noi di Finanziaria Internazionale, Generali e Veneto Sviluppo, tra il 15 settembre e il 15 ottobre la finanziaria della Regione Veneto può esercitare la put e vendere in tutto o in parte la sua quota. La quota attuale ammonta a circa il 14% di Save. Mi pare che gli amministratori di Veneto Sviluppo intendano però trattenere una parte e restare azionisti di Marco Polo. Finint e Generali sono pronti a rilevare le azioni pro quota».
Tradotto in soldoni, ammesso come par probabile che Veneto Sviluppo ceda attorno al 10% di Save, ne deriverebbe una operazione da circa 70 milioni di euro.
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Paolo Possamai