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Parmalat, Tanzi e Geronzi alla sbarra

 PARMA. E’ uno dei più potenti banchieri italiani. Cesare Geronzi, 72 anni, già presidente di Capitalia e ora presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di usura e concorso in bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta Parmalat. Il giudice Domenico Truppa ha deciso il rinvio a giudizio di 56 persone, la gran parte per il filone principale, ma un processo sarà fatto anche per il crac di Parmatour (la società turistica del gruppo) e per l’acquisto, da parte di Parmalat, delle Acque Ciappazzi.
 Proprio in questo filone rientrerebbero le responsabilità di Geronzi. Stando alle indagini, la Banca di Roma aveva fretta di rientrare delle esposizioni nei confronti del Gruppo Ciarrapico e, per questo, fece pressioni sulla Parmalat perchè comprasse la società delle acque minerali Ciapazzi (appunto di proprietà di Ciarrapico). Gli inquirenti avrebbero scoperto che la Banca d’Italia aveva mandato degli avvisi alla Banca di Roma in merito alla sua esposizione verso Ciarrapico e per questo l’istituto romano aveva fretta di chiudere la vendita della Ciappazzi.
 Calisto Tanzi, in quel periodo, aveva giù avviato l’acquisto della società di acque minerali ma la definizione dell’affare era poi stata differita perchè all’interno dell’azienda di Collechio ci si era resi conto che il prezzo pattuito era troppo alto per una società, come la Ciappazzi, in grave difficoltà. A questo punto sarebbe arrivato l’intervento di Geronzi che avrebbe fatto pressioni su Tanzi perchè comprasse la Ciappazzi. In caso contrario Capitalia avrebbe bloccato i suoi finanziamenti verso Parmalat. Di qui l’accusa, per Geronzi, di usura oltre che di concorso in bancarotta.
 A proposito del potente banchiere, il giudice Truppa scrive: «La lettura dei verbali...convince questo giudice dell’esistenza di uno strapotere decisionale di Geronzi che tutti indicano senza nominare come colui che “ha deciso”». A questo proposito, ieri sera da Milno si è fatto sentire l’avvocato Ennio Amodio, legale di Geronzi. «Presenteremo subito ricorso in Cassazione - ha detto - contro l’abnormità del provvedimento». Anche i legali di Capitalia hanno definito “sorprendente” la decisione del giudice e, anzi, hanno annunciato che si costituiranno parte civile nei confronti di Calisto Tanzi e degli altri dirigenti della Parmalat. Da sottolineare anche che, in questo procedimento, è stato chiesto il rinvio a giudizio di Matteo Arpe.
 Sul banco degli imputati, poi, ci saranno i nomi storici dell’azienda di Collecchio. Calisto Tanzi, l’ex direttore finanziario Fausto Tonna; il fratello di Calisto, Giovanni Tanzi; Massimo Armanini, ex Deutsche Bank e membro del Cda di Parmalat Finanziaria; Giovanni Bonici, presidente di Bonlat e Parmalat Venezuela e Luciano Silingardi, già presidente di Cariparma. Altri imputati hanno scelto il rito abbreviato: Maurizio Bianchi, revisore dei conti dal 1994 al 2001, è stato condannato a 9 anni; l’avvocato d’affari Giampaolo Zini a 7 anni e 10 mesi; Luciano Del Soldato, successore di Tonna alla direzione finanziaria, a 7 anni. Invece sono stati sedici i patteggiamenti.
 Il giudice ha riconosciuto che alle parti civili del processo Parmalat andrà un risarimento, come danno morale, pari al 10% del capitale investito. La somma sarebbe di circa 40 milioni di euro.