27 aprile 2007 —
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sezione:
Cronaca
Sullordinanza «anti lucciole» del sindaco Zanonato le donne della politica si spaccano. E stavolta non sono gli schieramenti a segnare la divisione. Nel nostro mini-sondaggio tra le politiche padovane finisce in perfetta parità: cinque le favorevoli - anche se alcune di loro esprimono qualche riserva - e cinque le contrarie. Compatte nel seguire le indicazioni del sindaco le donne dei ds.
Milvia Boselli plaude a un provvedimento «che colpisce al cuore del fenomeno, cercando di fermare la domanda, che è il motore del mercato del sesso». Ancora più decisa la posizione di Luisa Calimani, più volte deputato della Quercia, contro i consumatori del sesso a pagamento: «In parlamento ho fatto una proposta di legge che prevedeva la punizione dei clienti». Meno entusiasta ma comunque favorevole Cristiana Zangrossi dello Sdi, per la quale «le sanzioni contro i clienti sono un buon inizio». Sottolinea però una lacuna nel provvedimento: «Non può fare niente per il recupero di ragazze, sempre più spesso minorenni, che sono vittime dei loro sfruttatori». Dello stesso tono il consenso temperato della senatrice forzista Casellati, relatrice della recente legge contro la tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù. «Bene colpire i clienti, ma la legge contro gli sfruttatori va applicata». Sempre da Forza Italia arriva la voce favorevole di Benedetta Nicolini, contenta che vengano puniti «quegli zozzoni, sposati e con figli, che vanno alla ricerca del sesso facile con donne ridotte in schiavitù». Non cambia idea sullordinanza lex sindaco Giustina Mistrello Destro, che nove anni fa, prendendo il posto di Zanonato, fece decadere la prima versione del provvedimento: «Resta discutibile e contestabile come allora. Al posto delle multe ci vorrebbe un maggiore presidio del territorio». Si richiama allopera di Don Benzi Mariella Mazzetto della Lega: «Zanonato avrebbe dovuto coinvolgere gli operatori del sociale impegnati nella lotta allo sfruttamento anziché riproporre le multe per i clienti». Rispondono in coro le donne che siedono alla sinistra dei ds a Palazzo Moroni contro «linutile perbenismo» - come commenta Aurora DAgostino dei Verdi - che sta dietro alliniziativa. «Non capisco a cosa mira - attacca Daniela Ruffini - Unoperazione di facciata». Avrebbe preferito che le donne del Consiglio comunale fossero interpellate: «è la solita politica che viene dagli uomini. Qui non si tratta di decidere se è peccato o no. Le istituzioni affrontano questi problemi con politiche sociali mirate». Stesso tono dalla compagna di partito di Rifondazione Giuliana Beltrame: «Sono contro la logica moralista-repressiva. E la dimostrazione dei problemi con cui gli uomini affrontano la sessualità».
(Lorenzo Maria Falco)