08 dicembre 2006 —
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sezione: Attualità
ROMA. I manager italiani sono i più pagati in Europa e i loro stipendi, nel pubblico e nel privato, continuano a crescere. Basti pensare che dal 2002 al 2005 le buste paga degli amministratori delegati delle principali società quotate in Borsa sono lievitate dell80%. E anche le buonuscite non sono state da meno. In Italia il 68% dei lavoratori vive con meno di 1.300 euro al mese e il 35% non arriva ai mille euro. Gli emolumenti dei manager italiani invece non risentono della crisi.
E in prima fila troviamo anche i vertici delle aziende pubbliche o quasi pubbliche. In
Alitalia ad esempio lad Giancarlo Cimoli prende il doppio del suo collega della Lufthansa e nel 2005 ha visto il suo stipendio annuale toccare quota 2 milioni e 800 mila euro. Elio Catania ha detto addio alle
Fs, lasciando unazienda sullorlo del crac, con una buonuscita doro di 7 milioni. Paolo Scaroni se ne è andato dall
Enel con 10 milioni di euro di cui 5 di liquidazione e allEni prende uno stipendio di un milione di euro lanno. Anche Vittorio Mincato, predecessore di Scaroni all
Eni, ha preso una liquidazione di oltre 9 milioni di euro.
All
Anas invece lex presidente Pozzi ha dichiarato per il 2005 438 mila euro. In
Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini è balzato a quota 2,6 milioni nel 2005.
Come ha denunciato la recente inchiesta di Report, sono molte le poltrone che si moltiplicano dentro i consigli di amministrazione delle società pubbliche, dove i meccanismi che regolano le remunerazioni sono condizionabili dal designazioni di matrice politica. Così accade che, ad esempio, il Cda dellEnel costa dai 3 ai 15 milioni di euro ogni anno in base alle liquidazioni elargite ai grandi manager.
Non mancano poi i casi di manager di aziende pubbliche regionali strapagati come quello emerso di recente che riguarda la
Sicilia. Qui lo stipendio doro è quello di Felice Crosta, direttore della neonata agenzia regionale per lAcqua e i Rifiuti: indennità annua di 567 mila euro, vale a dire 1.500 euro al giorno. Ha scalzato il primato di Patrizia Bitetti che nel 2005 per far quandrare i bilanci di Asl e ospedali ha guadagnato 480 mila euro.
Passando al privato, la busta paga dei primi 150 superdirigenti di Piazza Affari è cresciuta nel 2005 del 21% contro il +3,8% dei redditi da lavoro dipendente. In 27 hanno superato la soglia dei 3 milioni di compensi contro i 16 dellanno prima. Tra stock option (ovvero azioni a prezzi di favore assegnate ai manager come forma di retribuzione), incentivi di vario genere e busta paga, il monte emolumenti del 2005, solo per le 65 principali società quotate in Borsa, ha insomma superato i 350 milioni di euro.
Il primo della classifica per emolumenti ricevuti nel 2005 è Gianluigi Gabetti numero uno dell
Ifil la finanziaria che controlla la Fiat: ha incassato uno stipendio da 22,1 milioni di euro.
Telecom Italia ha chiuso lultimo esercizio con utili di gruppo in aumento del 77% ma ha deluso in Borsa con un calo del 17,6% tra gennaio e dicembre dello scorso anno. Nonostante questo i compensi del presidente Tronchetti Provera, che si è dimesso a metà dello scorso settembre, sono aumentati del 66% toccando quota 5,2 milioni. Il titolo di
Mediaset lo scorso hanno ha perso lo 0,3% e gli utili sono aumentati del 9%. Il presidente Fedele Confalonieri ha comunque visto raddoppiare il suo compenso a 4,5 milioni di euro grazie anche a un bonus di 2 milioni. Anche Piersilvio Berlusconi, che tre anni fa intascava 350 mila euro lanno, nel 2005 ha fatto uno scatto guadagnando due milioni di euro.
Il mondo della finanza è uno degli esempi più eclatanti del fenomeno: in Italia quasi tutti gli ad bancari hanno più che raddoppiato la loro busta paga in tre anni. Alessandro Profumo (numero uno di
Unicredit) ha ricevuto ad esempio nel 2005 7,8 milioni di euro mentre Alberto Nagel (direttore generale di
Mediobanca) ha guadagnato oltre 7 milioni grazie anche alle stock option. (m.v.)