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Di Pietro alla Ue: «Concessioni, non cambio»

 MESTRE. Il disco verde alla messa in mora del governo da parte dell’Unione europea, prima fase della procedura di infrazione, non fanno cambiare idea al ministro Antonio Di Pietro. E così, sulle nozze tra Autostrade e Abertis, continua a esserci un articolo 12 di troppo. Le nuove norme, contenute nell’allegato alla Finanziaria, che regolano le concessioni autostradali, per il comissario Ue al mercato interno Charlie McCreevy introducono «indebite incertezze legali» e «rappresentano una seria minaccia alla libera circolazione dei capitali». Ma Di Pietro non ritiene necessario pensare a delle modifiche.
 Il ministro delle Infrastratture, ieri a Mestre, taglia corto. «E perché mai bisognerebbe pensare a una modifica dell’articolo 12? La messa in mora segna l’avvio di una fase di accertamenti su una posizione ancora da definire - commenta dal palco del teatro Toniolo -. Che si può concludere dando ragione alle nostre posizioni o alle loro. Noi ascoltiamo la Commissione europea quando sostiene delle cose che possiamo condividere. Se invece non le possiamo condividere, allora ci confronteremo con esse e varrà la ragione dell’uno o dell’altro. Non è detto che la procedura si debba concludere con una condanna del governo».
 Di Pietro, nonostante le recenti aperture sulla fusione arrivate da Massimo D’Alema e le modifiche che hanno tolto il vincolo sulla presenza di costruttori nella compagine azionaria, continua dritto per la sua strada. Anche se oggi, la sua, pare una corsa in solitaria. «La vicenda Autostrade-Abertis non esiste - continua il ministro -. Nel senso che è un fatto privato e si possono, quindi, sposare con chi vogliono», ma avere «una concessione autostradale - ribadisce - significa avere in gestione un bene pubblico: prima di cederlo da un soggetto all’altro bisogna che ci sia l’autorizzazione dello Stato».
 Nella terra degli amici di Benetton, Di Pietro non risparmia al gruppo di Ponzano qualche stilettata. «Ai Benetton - ha proseguito - ricordo che hanno ancora in mano 2 miliardi e mezzo di euro di opere che non hanno realizzato». E di fronte a possibili richieste di risarcimento, annunciate sia da Schema28 sia da Austostrade, l’ex pm sottolinea che «quando si fa una causa non è che deve vincere per forza chi l’ha promossa, può aggiudicarsela anche il convenuto». L’uscita di Di Pietro sui mancati investimenti di Autostrade è tornata ad accendere un botta e risposta tra il ministro e la società autostradale. La quale, attraverso una nota, ha precisato che i ritardi riguardano «praticamente per intero» la Variante di Valico, dipendono da problemi esterni (ritardi nell’iter per le autorizzazioni) e non comportano vantaggi per la società ma un aumento dei costi «a oggi per circa 1,6 miliardi, destinato, al termine dei lavori, a superare certamente i 2 miliardi».
 Oggi sarà la giornata della messa in mora del governo, ma i fronti aperti non si limitano a questo. A Bruxelles, infatti, è aperto anche un secondo dossier, quello sul tavolo del commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, che al momento ha sospeso la procedura formale avviata contro l’Italia. Senza dimenticare che il 6 dicembre è attesa l’udienza del Tar del Lazio dopo i ricorsi di Autostrade e Abertis contro lo stop del governo.
 Sulla proposta di federalismo autostradale, che vede coalizzate le Regioni del Nord, Di Pietro ha concluso: «Il governo si è già confrontato con gli enti sulle priorità infrastrutturali. Un dialogo che si è rivelato costruttivo, anche qui in Veneto». Pare valere una mezza bocciatura.