Marco Andreolli, l'ultimo baby-boom

PADOVA. Marco Andreolli è campione per natura. E' di quelli che arrivano con la testa un metro oltre le potenzialità fisiche. Calcolando poi che ha solo vent'anni, gioca già nell'Inter, che si è fatto tutte le nazionali dall'Under 16 fino al debutto, martedi scorso, con gli azzurrini di Pierluigi Casiraghi, e altre cose piuttosto importanti, tipo un infortunio che lo ha messo ko per quasi un anno, si capisce che il padovano di strada ne ha fatta parecchia.
E adesso ci si chiede fin dove può arrivare lui, che ha cominciato a calciare una palla a sei anni, nel campetto della parrocchia di San Lorenzo. «Speriamo di continuare cosi». Padovano doc, nonostante sia nato a Ponte dell'Olio in provincia di Piacenza, Andreolli è questo: semplicità, prima di tutto. Lo sanno bene mamma Jolanda e papà Giancarlo: «La testa sulle spalle l'ha sempre avuta, fin da piccolo, ma anche tanta passione». Passione che lo ha spinto, dai 9 ai 12 anni, quando abitava ancora all'Arcella prima di trasferirsi a Ponte di Brenta, a praticare contemporaneamente calcio nelle giovanili del Padova e, vincendo, sci a livello agonistico. Predestinato. Forse visto che chi lo ha scoperto è quello stesso Vittorio Scantamburlo che pescò Alessandro Del Piero. «A otto anni - racconta Andreollo - sono andato a fare i campi estivi che il Padova organizzava e al termine di quelli la società mi ha chiamato per giocare, anche se già quando giocavo a San Lorenzo Scantamburlo mi aveva notato. C'erano diverse società che mi cercavano, prima fra tutte il Milan. Poi invece si è fatta avanti l'Inter, la squadra di cui sono sempre stato tifoso, e per me è stato un sogno. A Milano, il primo anno, sono arrivato in prestito con diritto di riscatto ma, a fine campionato, le due società non trovarono l'accordo economico e cosi andai in ritiro con la prima squadra del Padova. Ulivieri voleva tenermi ma l'Inter ritornò alla carica e a due giorni dalla fine del mercato ci fu l'accordo: comproprietà per un anno. L'anno dopo mi riscattarono».
Cosi a 17 anni, dopo aver frequentato i primi tre anni del liceo artistico Modigliani ed essersi fidanzato con Anna Paola, Marco è partito. «Il primo anno - continua Andreolli - è stato molto difficile. Il dispiacere per aver lasciato i miei compagni e il mister è stato molto grande. Mi sono trovato bene con tutti, dai magazzinieri al presidente. Ogni allenatore mi ha insegnato qualcosa ma con Stefano Romanin e Claudio Ottoni sono stato veramente bene. L'anno con mister Ottoni, che poi è stato l'ultimo a Padova, è stato il più bello. Era un gruppo bellissimo e lui è eccezionale. Quell'anno lo rimpiango anche se mi rimane il rammarico per non aver vinto il titolo nazionale. Con Stefano, beh, siamo amici e lo sento ancora. E' venuto anche a trovarmi assieme al mio ex compagno Alex Mancon in ritiro a Brunico».
Il Padova, Marco, lo porta nel cuore e, anche se ora è costretto a seguirlo dai giornali, i primi due anni, quando giocava al sabato, tornava a casa per vederlo. L'Inter lo ha riscattato due anni fa per circa 500 mila euro e ora guadagna 55 mila euro l'anno anche se a breve dovrà parlare con Branca di rinnovo mentre molte società stanno bussando alla porta del patron Moratti. Chievo, Siena e Torino, però, sono avantaggiate e lui vuole giocare titolare. A veder Del Piero, l'aria di Torino fa bene ai padovani. Mancini è avvisato.
(Davide Massaro)