Atrofia ottica, scoperta la causa

L'atrofia ottica, la terribile malattia che porta gradualmente alla cecità, colpisce ancora un bambino su 30-40.000. Finalmente, dopo anni di tenace lavoro, il ricercatore padovano Luca Scorrano, 37 anni, ha individuato la causa della malattia: essa sarebbe originata dalla mutazione di una proteina, denominata Opa 1. E ieri sono stati presentati i risultati.
Scorrano è tornato in Italia dopo un periodo negli Usa ed è uno dei ricercatori di punta dell'Istituto Veneto di Medicina Molecolare: qui ha messo in pratica quanto imparato in tre anni al DanaFarber Cancer Institute di Boston. La ricerca rientra nei progetti finanziati da Telethon: a parere di Luca Scorrano la causa dell'atrofia ottica dominante consisterebbe nella mutazione di una proteina, denominata Opa 1. La scoperta scientifica, già pubblicata sulla rivista internazionale Cell, è stata divulgata ieri nel corso di una conferenza stampa nella sede della Fondazione per la ricerca biomedica.
Al tavolo dei relatori Francesco Pagano, presidente del Vimm; Paolo Bernardi; Marco Piazza, responsabile delle comunicazioni di Telethon; Stefano Schiaffino, vice-presidente del Vimm e lo stesso Luca Scorrano. Gli eccezionali risultati raggiunti dal ricercatore padovano (uno dei tanti cervelli italiani che era scappato negli Stati Uniti per carenza di strutture e di risorse finanziarie in Italia) aprono nuove e concrete prospettive per la realizzazione, in tempi medio-brevi, di un farmaco in grado di contrastare con efficacia la progressione della malattia.
E ieri è stato reso noto che un altro ricercatore di Padova, Tullio Pozzan, direttore scientifico del Vimm ed esponente di rango di Telethon, è stato chiamato a far parte della prestigiosa Accademia nazionale americana delle Scienze, un riconoscimento che possono vantare solo pochissimi docenti. Senza peli sulla lingua gli interventi del professore Francesco Pagano e di Paolo Bernardi. «Il grandissimo risultato raggiunto dal Vimm e in particolare dal dottor Scorrano non ci devono far dimenticare i pesanti problemi finanziari che ancora oggi pesano sulla ricerca italiana e veneta», ha detto l'ex primario di Urologia. «Il Vimm, ad esempio, deve assolutamente ritrovare quel feeling, oggi perduto, con la città. Serve, tra l'altro, un centro di proteomica, che comporta una spesa notevole. Costa circa quattro milioni di euro».
Bernardi ha parlato delle sinergie tra l'Università e il Vimm e ha fatto riferimento alla fuga dei cervelli all'estero. «Bisogna garantire ai ricercatori condizioni economiche migliori e vanno finanziati i grandi progetti senza derive clientelari».
(Felice Paduano)