04 luglio 2006 —
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SEGUE DALLA PRIMA Poca concorrenza sul mercato del gas significa poca concorrenza anche sul sulmercato elettrico, ovvero costi elevati per le imprese. Ma la concorrenza è un mezzo, non un fine in sé. E un mezzo che sarebbe funzionale non solo ad abbassare i prezzi, ma anche ad aumentare la sicurezza del paese. E per questa ragione che la liberalizzazione del settore sarebbe una eccellente notizia per tutti. Ma questo richiede interventi coraggiosi, che non sarà facile condurre in porto.
Ad esempio, una delle principali ragioni della carenza di offerta di gas in Italia è la posizione di Snam Rete Gas, impresa del gruppo Eni, proprietario e gestore della rete che - decide la «dimensione» dei gasdotti in entrata in Italia, ovvero decide quanto gas si può importare; - decide se il gas di altri operatori (diversi da Eni) può passare attraverso la rete (per sottrarre clienti a Eni).
E facile vedere come sicurezza degli approvvigionamenti e concorrenza (ovvero, possibilità di avere prezzi bassi) vadano a braccetto. Da un lato, aumentare la capacità di importare gas significherebbe aumentare la sicurezza del paese, ma anche aumentare la concorrenza nel settore (i tetti antitrust esistenti sono tali, che il nuovo gas non potrebbe essere «di Eni»).
Dallaltro, se unimpresa vuole costruire impianti di «rigassificazione», che consentirebbero di aumentare le importazioni di metano in forma liquida, evidentemente chiede la garanzia di poterlo proporre ai suoi clienti: ma senza lassenso di chi gestisce la rete, questo non è possibile. In questi anni, le richieste di potenziamento delle importazioni sono state sistematicamente eluse da Eni con vari pretesti.
Allora abbiamo unimpresa a cui è stato dato un ruolo centrale nel sistema energetico del paese e che su questo fronte (non su tutti, per carità) opera contro il paese. E il fatto che questa impresa sia controllata dal Tesoro comporta, oltre al danno, la beffa.
Il potere dei manager (unito alle ragioni di cassa del Tesoro, a cui i profitti di Eni hanno sempre fatto comodo) fa sì che un pezzo del settore pubblico agisca contro gli interessi del paese. Un primo rimedio potrebbe essere la sostituzione dei manager e amministratori dellimpresa, ma molto più efficace sarebbe di imporre a Eni di cedere la rete: non una riduzione della quota di Eni, ma il suo azzeramento. Solo la totale indipendenza della rete può dare garanzie a riguardo.
Il caso del settore elettrico è un po diverso, quanto meno perché tra pochi anni (ma comunque non domani) lentrata in funzione di diverse centrali di generazione già in costruzione dovrebbe aumentare sostanzialmente lofferta e (si spera) ridurre i prezzi. Ma i prezzi sono e resteranno elevati ancora per parecchio.
Una delle ragioni è la presenza di congestioni nella rete. In altri termini, lungi dallavere un unico mercato nazionale ben integrato, al cui interno lenergia prodotta al Nord può liberamente arrivare al Sud, oggi abbiamo delle strozzature che limitano la quantità di energia che può passare. Il risultato è che in certe zone del Sud la domanda è superiore allofferta e i prezzi restano più elevati del necessario; mentre al Nord alcune centrali non producono quanto potrebbero perché la rete non è capace di far arrivare ai clienti finali tutta lenergia prodotta. E questo, si noti, si scarica sul prezzo medio dellenergia elettrica di tutto il paese (Nord incluso). Per rimediare, occorrerebbe sviluppare meglio la rete di trasmissione, potenziando i collegamenti.
Peccato che da un anno a questa parte - per una sciagurata controriforma del passato Governo - la rete di trasmissione elettrica sia tornata sotto il controllo di Enel.
Questa impresa farà gli investimenti che sarebbero necessari per abbassare i prezzi dellenergia elettrica (ovvero per ridurre le rendite di posizione di Enel e degli altri generatori)? Qualcuno è disposto a scommettere? Anche qui, la separazione tra chi gestisce la rete e chi la usa per vendere (i generatori) sarebbe essenziale.
Non sappiamo che cosa intenda fare il Governo sulla base della delega che si appresta a chiedere, ed effettivamente lattuale sistema ha bisogno di molti correttivi. Ma senza questi interventi strutturali, il resto sarebbero pannicelli caldi.
Carlo Scarpa (il testo integrale sul sito www.lavoce.info)