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Ancora schede bianche, oggi si fa sul serio

 ROMA. Altre due fumate nere sotto una valanga di schede bianche e all’ombra dell’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, con due voti andati a Tullio Ancora, destinatario di una delle lettere scritte dallo statista dalla prigione. La partita per il Quirinale si dovrebbe decidere oggi, nella quarta votazione, la prima che richiede una maggioranza semplice per l’elezione del capo dello Stato. Ieri le due votazioni (mattina e pomeriggio) si sono trascinate quasi stancamente. Così la notizia di giornata diventavano i voti che comparivano a fianco delle schede bianche.
 I voti a De Rita, promessi dall’Udeur, quelli a Massimo D’Alema, dati non si sa bene se dal centrodestra o dal centrosinistra, quelli a Giorgio Napolitano, con un grande elettore che si è sempre autodenunciato: Bruno Tabacci, Udc.
 Poi vertici come in un vortice. Alle 9 di mattina l’Unione conferma la scheda bianca per «rafforzare Napolitano». A mezzogiorno Berlusconi è a Palazzo Chigi con Fini, Casini e Cesa, arriva il no a Napolitano. Alle 14 ufficio politico Udc, ne esce un «ci adeguiamo, ma è un errore». Alle 15 Fini riunisce i suoi. Alle 16 ritocca ai capigruppo dell’Unione con Prodi: scheda bianca anche alla terza votazione. Alle 19 e 30, a scrutinio quasi ultimato, Prodi vede di nuovo i grandi elettori dell’Unione: «Si va avanti da soli dalla quarta votazione».
 Alla seconda votazione hanno partecipato 973 elettori sui 1009 aventi diritto. 724 schede bianche, poi Umberto Bossi 38 voti, Massimo D’Alema 35, Giuseppe De Rita 19, Napolitano 15, Brugger e Gianni Letta 11, Giuliano Ferrara 9 (dalla Democrazia cristiana), Antonioli 7, Cosimi Proietti 6, Giuliano Amato 4, Ambra, Ciampi, Marini, Lidia Menapace, Pallaro, Rodotà, Maria Gabriella di Savoia e Vespa 3, Mellini e Piperno 2.
 Sei voti prende Angelo Sanza, Forza Italia, il deputato che vanta dieci legislature consecutive e il record di essere stato eletto deputato con tutti i sistemi elettorali, dalla triplice preferenza a quella unica, dal collegio maggioritario al listino proporzionale, alla lista bloccata delle ultime elezioni. Tre i voti della moglie di D’Alema, Linda Giuva, più un altro annullato perché il cognome era scritto male.
 Fra le nulle della prima votazione, si svela, c’era anche un voto per «S. E. Hitler». Annullati, invece, nel secondo scrutinio i voti per Previti. «Condannato in via definitiva con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici non è eleggibile», spiega Lusetti, Margherita, uno degli scrutatori. A rigor di logica non era votabile neanche Adriano Sofri, candidato di bandiera della Rosa nel pugno nella prima votazione.
 Ma il veleno arriva con l’ultimo scrutinio. Dall’urna saltano fuori due voti per Tullio Ancora, già funzionario della Camera, presidente del Consiglio di Stato, oggi in pensione. «Ricevo come premio dai comunisti dopo lunga marcia la condanna a morte», scrive Aldo Moro nella lettera recapitata ad Ancora il 29 aprile 1978. Nella lettera Moro gli chiede di persuadere il Pci ad abbandonare la linea dura. Non è un caso che scriva al giovane funzionario della Camera. Ancora è stato il ponte fra Moro e il Pci, è a casa sua che avvengono i tre incontri fra Moro e Berlinguer in cui si disegna la strategia della convergenza interrotta dal rapimento delle Br.
 Ieri, anniversario della morte di Aldo Moro, il nome è tornato fuori dall’urna di Montecitorio, come un monito. Insieme a 770 schede bianche, 37 voti dispersi, 28 schede nulle, i 31 voti per D’Alema, i 16 per Napolitano, 10 Ferrara e Letta, 6 Strada, 5 Mario Cavallaro e Proietti Cosimi, 4 Linda Giuva, Martinazzoli, Marco Matteucci, 3 Amato, Berlusconi, Ciampi, Biagio Di Maria, Formigoni, Aurelio Garritano, Iannuzzi, Piperno, Servadei, Tremaglia. 2 Vito Gamberale, Barbara Palombelli, Lidia Menapace, Pininfarina. Fra i dispersi uno a Carlo Ancelotti, Vasco Rossi, Ornella Vanoni. Oggi si fa sul serio.