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Enel, ritorsioni contro la Francia

 ROMA. Dalla Cdl arriva la richiesta all’Unione di un accordo bipartisan per un decreto che prenda delle misure di ritorsione contro la Francia, dopo che il governo Villepin ha blindato Suez per evitare l’Opa di Enel. Un bis del decreto del 2001 che congelava i diritti della francese Edf in Edison, uno degli ultimi atti del governo Amato emanato all’ora d’intesa con il centrodestra. Ma dall’Unione arriva un «no», con la sottolineatura della diversità della situazione e l’accusa al governo Berlusconi di aver mal condotto la trattativa con l’esecutivo francese.
 Che la mossa di Parigi abbia spiazzato il governo italiano lo dimostrano le dichiarazioni piene di stupore miste a indignazione di alcuni ministri. Se continua a crescere il protezionismo, ha detto Giulio Tremonti, «il rischio per l’Europa è quello di tornare all’epoca di Kaiser e Zar. Io ho parlato di dazi e quote nei confronti della Cina, sul modello americano, qui siamo alla confusione, al protezionismo nei confronti dell’Europa». «Se prevale il neoprotezionismo - ha commentato il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola - il destino politico ed economico dell’Unione europea è compromesso. Il neoprotezionismo danneggia i diritti dei consumatori e le possibilità di sviluppo delle imprese». «Si tratta di un altro colpo mortale all’Europa, dopo la Costituzione», ha osservato Roberto Maroni.
 Ma la cosa che scotta di più è il fatto che la Francia non ha rispettato l’accordo fatto nel maggio dell’anno scorso tra il governo Berlusconi e il governo Raffarin, che aveva portato a scongelare i diritti del colosso elettrico francese Edf in Edison. Un accordo che aveva richiesto due vertici. Il governo aveva abrogato il decreto del 2001 che congelava i diritti Edf in Edison a patto della reciprocità, vale a dire l’apertura del mercato domestico francese all’eventuale shopping di aziende italiane, Enel in testa. «Oggi scopriamo - osserva Stefano Saglia, responsabile energia di An - che per il Paese d’Oltralpe quell’impegno è carta straccia». E da Saglia arriva una proposta ben precisa: «Berlusconi, d’intesa con Prodi, farebbe bene a pensare ad un decreto che blocchi tutte le operazioni di concentrazione, con riflessi in Italia, che vedono protagoniste aziende verticalmente integrate e in posizione dominante nel Paese d’origine». E anche il presidente di Edison, Giuliano Zuccoli, allude ad un provvedimento del genere: «Non nutro timori, ritengo infatti che il governo italiano saprà e dovrà dare delle risposte adeguate alla circostanza». Lo schiaffo di Parigi brucia soprattutto al centrodestra, dove si invoca la reciprocità. «Noi siamo europeisti - dice Pier Ferdinando Casini - ma non si può esserlo a intermittenza o a seconda delle convenienze. Come per l’Islam, ci vuole reciprocità anche in Europa». E il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa invita il governo italiano «a prendere contromisure nei confronti delle aziende francesi che stanno cercando di mettere un piede nelle nostre banche, ferrovie e in altri importanti settori». Insomma «à la guerre comme à la guerre». E la «ritorsione» viene invocata anche dall’associazione di consumatori Adusbef e dalla Coldiretti. Ma dal centrosinistra arriva un secco «no» all’idea di un decreto bipartisan che congeli di nuovo i diritti Edf in Edison o che blocchi le opa d’Oltralpe sulle aziende italiane. L’intera Unione, da Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio e Fausto Bertinotti, fino a Piero Fassino, Enrico Boselli e Francesco Rutelli, concorda nell’attribuire la colpa dell’intera vicenda al governo Berlusconi, reo, secondo Enrico Letta, della Margherita, di «superficialità e imperizia» nella gestione dell’accordo del 2005. In ogni caso, ricorda ancora Letta, ripristinare il decreto del 2001 non è possibile, perchè è stato bocciato dalla Corte di giustizia europea: il 2 giugno scorso, per essere precisi, quando il decreto era stato appena abrogato. «Temo che l’operazione Enel sia ormai compromessa», aggiunge Letta.

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