Gentilini, i leprotti e il processo

Ritorna alla competenza del tribunale di Treviso la storia che vide protagonista l'allora sindaco Giancarlo Gentilini, quando pronunciò la nota frase «dovremo dare dei costumini da leprotto agli extracomunitari, cosi le doppiette dei cacciatori potrebbero esercitarsi: tin-tin-tin...». Per il gip in quel commento, apparso sulla Tribuna di Treviso, non si configura la diffamazione a mezzo stampa bensi la diffamazione semplice. Di qui la dichiarazione della propria incompetenza territoriale e la restituzione degli atti al pm Roberto D'Angelo perchè li trasmetta all'autorità giudiziaria trevigiana. Tale decisione riguarda la richiesta d'archiviazione avanzata dal pm l'11 febbraio, con l'opposizione di un gruppo di donne extracomunitarie che si erano sentite diffamate da quel commento razzista pronunciato da Gentilini il 13 ottobre 1999, prima di una conferenza stampa. Gentilini pronunciò la frase con voce alta e scherzosa: la frase fu udita da giornalisti ed amministratori pubblici e apparve all'indomani sulla Tribuna di Treviso, stampata a Padova ed appartenente all'editoriale Finegil di cui fa parte anche il nostro giornale assieme alla Nuova di Venezia e Mestre. Ecco perchè, nell'ipotesi della diffamazione a mezzo stampa, l'inchiesta si è radicata a Padova. Il giudice fa però questo ragionamento. Visto il contesto in cui la frase venne pronunciata, è indiscutibile che non vi fosse il consenso di Gentilini alla pubblicazione. Però la frase appariva lesiva dell'onore e della reputazione delle extracomunitarie querelanti. Nè per il giudice sembra condivisibile la motivazione della richiesta avanzata dal pm laddove si evidenzia la «mancanza dell'elemento soggettivo del reato» essendosi trattato di una «battuta umoristica».