DUE GUERRE, DUE ERRORI: LA DEMOCRAZIA ESPORTABILE

SEGUE DALLA PRIMA
nemici secolari, sciiti e sunniti, si stanno preparando a combattersi tra loro, dopo il 30 giugno, conquistandosi reputazione e rispetto con la resistenza contro le truppe occidentali.
Sono i paradossi insiti nella pretesa di esportare la democrazia, con gli eserciti e le armi, a popoli che non la chiedono.
Come è noto, l'Europa si era divisa, di fronte alla guerra in Iraq, tra sostenitori della politica di Bush e Blair (soprattutto la Spagna di Aznar e l'Italia di Berlusconi) e avversari dell'intervento armato (soprattutto la Francia di Chirac e la Germania di Schroeder). Quanti hanno accettato di partecipare alla «missione di pace» in Iraq hanno subito attentati (l'Italia con i 19 morti di Nassiriya e la Spagna con le bombe sui treni dell'11 marzo) e in questi giorni stanno correndo i rischi maggiori (a Najaf gli Spagnoli e a Nassiriya, gli Italiani).
Comunque sia, la guerra richiederà che in Italia e in Europa si compia un serio esame di coscienza. Un'altra regione del mondo ha conosciuto guerre tremende dal 1991: l'ex Jugoslavia, dove la guerra è cominciata nel 1991, coinvolgendo gradatamente le varie repubbliche. Il 6 aprile 1994, esattamente due anni dopo che la Ue aveva riconosciuto la Bosnia-Erzegovina come Stato indipendente, è iniziato un attacco dei serbi di Bosnia contro Sarajevo. I serbi credevano di poterla conquistare senza fatica, ma l'assedio durò a lungo e furono anni di massacri e martirii. Anche in quel caso, vi furono interventi armati (oltre 20.000 soldati sotto l'egida dell'Onu e, poi, anche le forze della Nato). Ma non vi fu solo questo. A differenza che in Iraq, nei Balcani hanno operato anche i movimenti pacifisti e le organizzazioni non governative: movimenti di volontariato, reti di municipalità, reti di Province e Regioni d'Europa hanno costruito una serie di Ambasciate per la Democrazia Locale che stanno operando dal 1993 per ricostruire la società civile laddove ci sono stati massacri e stupri etnici. Le Ambasciate si sono trasformate in Agenzie e hanno costituito una Associazione delle Agenzie per la Democrazia Locale. Esse sono diventate un progetto del Consiglio d'Europa che intende perseguire, per loro mezzo, l'obiettivo di promuovere e rafforzare la democrazia locale e il dialogo tra differenti partiti e comunità. Anche questo progetto europeo di costruzione della pace e della democrazia ha avuto i suoi morti, soprattutto all'inizio: qualche volontario è stato ucciso per essere derubato da qualcuna di quelle bande che compivano i peggiori misfatti nella regione.
Ma i risultati si sono cominciati a vedere: il passaggio della responsabilità delle Agenzie da personale europeo a personale locale è arrivato a buon punto. Oggi i Balcani danno qualche speranza di una futura democrazia possibile; in Iraq, invece, la primavera tarda ad arrivare.
Giuseppe Gangemi