Doping ai cavalli, veterinario in cella


Hanno suonato il campanello della sua abitazione in piazza Modin 8 a Ponte di Brenta all'alba. Con in mano un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Palermo Marcello Viola. Carlo Barnini, 51 anni, veterinario e responsabile del Centro medico equestre di Limena in via Trieste 21, si aspettava da circa un anno la visita dei carabinieri del Nas. Da quando, cioè, era stato indagato per associazione per delinquere in concorso finalizzata alla truffa, ricettazione e frode sportiva.
Ieri l'arresto, giunto contestualmente a quelli di altre tre persone: i palermitani Biagio Lo Verde, 42 anni, guidatore e allenatore di cavalli e titolare della scuderia «Bimag srl», Salvatore D'Aluisi, 28 anni, dipendente della scuderia nonché nipote di Lo Verde e Aldo Profeta, 41 anni, titolare di un deposito farmaceutico specializzato nei prodotti per animali. I militari hanno nuovamente perquisito l'abitazione e lo studio a Limena del professionista padovano, non trovando nulla.
I reati contestati a vario titolo sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione e frode in competizione sportiva. Salvatore D'Aluisi dovrà rispondere anche di ricettazione perchè si sarebbe procurato medicinali frutto di rapine o provenienti dal mercato estero al di fuori del controllo del ministero della Salute. Secondo gli inquirenti, l'organizzazione dal 2002 avrebbe iscritto cavalli drogati a diverse competizioni disputate negli ippodromi di Palermo, Napoli e Roma, facendo in modo di farli arrivare solo piazzati e mai primi. I regolamenti dell'Unire, infatti, prevedono i controlli antidoping solo per i cavalli vincitori, non per gli altri.
Ad incastrare Barnini, che gli investigatori ritengono aver avuto un ruolo centrale nell'organizzazione, ci sarebbe agli atti anche un'intercettazione di un colloquio con Lo Verde subito dopo il Gran premio di Napoli del 17 ottobre del 2002, dove uno dei cavalli della scuderia «Bimag», Poca Kronos, arrivò secondo incassando circa 2.000 euro di premio: i due indagati parlando tra loro si sarebbero compiacciuti del piazzamento e dello scampato pericolo di una vittoria, che avrebbe comportato le analisi antidoping sull'equino. Un altro particolare: una settimana più tardi, il veterinario padovano giunse a Palermo e i carabinieri lo fermarono all'aeroporto «Falcone-Borsellino» trovandolo in possesso di una valigetta con alcuni farmaci dopanti per uso veterinario. Possesso però, che non costituisce reato e per questo i militari dell'Arma lo lasciarono andare, in attesa di altre intercettazioni telefoniche tra lui e Lo Verde, fantino da quindici anni costantemente inserito nelle classifiche nazionali dell'ippica e vincitore nel 1996 del prestigioso trofeo Elwood Medium di Padova.
L'indagine, scattata nel luglio del 2002, portò nel marzo dello scorso i Nas di Palermo e di Padova ad effettuare numerose perquisizioni e sequestri e a iscrivere nel registro degli indagati i quattro. I carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Padova in quell'occasione trovarono nei locali del Centro medico equestre di Barnini, clinica nata pochi anni fa e all'avanguardia nella chirurgia dei cavalli da corsa, una sessantina di flaconi, contenenti sostanze dopanti, estrogene e anabolizzanti. Medicinali che non risultavano registrati in Italia che non avevano i requisiti scientifici richiesti e di cui Bernini non seppe dare alcuna spiegazione. Il sospetto da parte degli investigatori e che tali sostanze venissero importate illegalmente dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra e dalla Danimarca. Il veterinario padovano, specialista in ostetricia e ginecologia equina, in questi mesi si è sempre dichiarato estraneo alle accuse, sottolineando che i prodotti sequestrati dal Nas erano tutti consentiti e che i farmaci stranieri erano a base di carbocaina, anestetico usato anche dai dentisti. In particolare Barnini parlò del caso di Brendy Dei Fiori, cavallo curato nella sua clinica e che, appena dimesso, vinse una corsa alle «Padovanelle» risultando negativo all'antidoping. All'epoca del sequestro la difesa dell'indagato affidò a un farmacologo dell'Università di Padova una certificazione della natura di tutti i medicinali sequestrati. Una perizia commissionata per escludere la presenza di sostanze dopanti.

Paolo Baron