31 dicembre 2003 —
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sezione: Nazionale
PADOVA. Due giorni fa larrivo: un breve colloquio con il questore e una passeggiata in centro storico. Poi è cominciato il lavoro per il neoprefetto di Padova Paolo Padoin, pronto a tuffarsi nei problemi di una città che deve fare i conti con tante emergenze: dalla microcriminalità diffusa e sempre più violenta, alla carenza di case vendute o affittate a prezzi inaccessibili, alla presenza di migliaia di clandestini, manodopera per chi tira le fila di tante attività illegali che prosperano nel territorio.
Su quello che sarà il suo ruolo, però, Paolo Padoin - cognome veneto ma origine toscana - sgombra subito il campo da ogni dubbio: non sarà un prefetto di polizia, semplice custode della legalità.
Sarà un prefetto al servizio della società, aperto al dialogo con tutti (dai partiti politici ai movimenti), attento alle esigenze delle componenti sociali che animano il territorio. Immigrati compresi.
Dottor Padoin, era già stato a Padova?
«Conoscevo la città perché accompagnai mia moglie quando venne a tenere alcune conferenze allUniversità. È bella e interessante sotto il profilo artistico, culturale e anche gastronomico».
Padova è una città cresciuta in fretta. Uno dei problemi più attuali è quello della sicurezza: come lo affronterà
«La sicurezza è uno dei principali pensieri di un prefetto. Tuttavia non va intesa solo come ordine e sicurezza pubblica perché un prefetto che si occupa in via esclusiva di questi problemi diventa un prefetto di polizia. Il prefetto deve occuparsi della sicurezza in senso globale intesa come protezione civile, benessere delle popolazioni, sicurezza nei luoghi di lavoro».
Concretamente come pensa di muoversi?
«Sarò una sorta di supervisore: parlerò con i miei collaboratori concordando lindirizzo dellufficio. E, come ho sempre fatto dappertutto, girerò il territorio anche se sono tanti i 104 Comuni della provincia, molti dei quali piccoli. Comunque ben conosco la situazione di questi ultimi: cercheremo di aiutarli nella collaborazione reciproca».
A proposito dellemergenza microcriminalità a Padova, lei ha parlato di punture di spillo che deteriorano la vita dei cittadini. Rispetto allo scorso anno sono aumentate del 65% le rapine, del 50% lo sfruttamento della prostituzione, del 37% gli omicidi. Per quanto riguarda la qualità della vita, la città è finita al 93º posto nella classifica delle 103 province italiane. Un bel record...
«Dobbiamo riorganizzare le forze sul territorio agevolando la collaborazione fra carabinieri, polizia e vigili urbani. Ho letto che ci sono già state richieste di potenziamento per i carabinieri, in provincia, per la polizia e la Guardia di Finanza nel capoluogo. Sosterremo queste richieste coinvolgendo le istituzioni locali e i parlamentari. Peraltro la Regione Veneto ha già realizzato non solo un programma di potenziamento ma anche un accordo con il Ministero dellInterno mettendo a disposizione fondi e finanziamenti. Vedremo pure di potenziare la collaborazione fra i tanti Comuni della provincia in aree omogenee. Alcuni enti hanno ridottissime possibilità e possono essere aiutati dai Comuni contermini. Un esempio: tre vigili urbani di altrettanti Comuni fanno un lavoro encomiabile. Se si riunissero in una pattuglia, dintesa con i carabinieri, ci sarebbe un controllo coordinato sul territorio».
Carenza di forze dellordine: si parla di un deficit tra i 100 e i 150 uomini.
«Ripeto: in occasione del primo Comitato per lordine e la sicurezza, previsto a giorni, valuteremo le richieste di potenziamento. Mi recherò anchio a Roma a parlare con i vertici delle nostre forze dellordine ed eventualmente con il Ministro. Peraltro debbo pure andarlo a ringraziare perché la sede di Padova è stata molto gradita».
A Padova cè anche un problema dimmigrazione. Il ghetto di via Anelli dovrebbe essere sgomberato a gennaio. Come affronterà questo problema?
«Credo che dovremo dedicare alloperazione una riunione apposita del Comitato coinvolgendo le amministrazioni locali. Lo sgombero deve essere fatto dalle forze di polizia ma ci sono aspetti di carattere sociale, logistico e assistenziale da tenere in conto. Bisogna guardare alla sicurezza senza trascurare la circostanza che vengono colpiti da questo provvedimento degli esseri umani».
È lanno delle elezioni per la nostra città. Teme tensioni politiche?
«Negli anni elettorali si acuisce maggiormente la tensione politica. Faremo attenzione. Ma son toscano. E noi della Toscana non siamo secondi a nessuno quanto ai litigi politici. La situazione di Padova è simile a quella che si verificò a Pisa: essendo sede universitaria era piuttosto effervescente. E questo è un bene. Non a caso io cerco sempre di capitare in città universitarie e se possibile di prestigio. Ho fatto un trittico tutto con la «P»: Pavia, Pisa e Parma. Per ora mi è andata bene. Al di là della battuta, ci sono determinate tensioni da governare anche con un gioco di squadra. Alla fine, comunque, chi decide è sempre il prefetto che garantisce terzietà e indipendenza in quanto non ha condizionamenti esterni».
Torniamo agli immigrati. In Veneto per la regolarizzazione su 60 mila domande quasi 14 mila provenivano da Padova. Ci sarà attenzione nei confronti di questi cittadini?
«Faccio un riferimento allepoca dei miei nonni e bisnonni: il Veneto è sempre stato terra di emigrazione. I veneti hanno contribuito in gran parte al benessere e allo sviluppo dei paesi nei quali sono andati a prestare la loro opera. Lo stesso discorso dovremmo ricordarci di farlo per gli immigrati. Non dimentichiamoci che proprio il Nordest è una delle zone in cui gli industriali stanno chiedendo un aumento di quote degli stranieri per far fronte alla copertura di lavori che i nostri giovani non vogliono più fare. Quindi massimo rigore con chi arriva per svolgere attività illegali. E massima comprensione e collaborazione per far integrare chi viene con lobiettivo di collaborare al nostro sviluppo sia pure cercando un maggiore benessere per sé e per la propria famiglia».
A Padova dovrebbe sorgere il primo centro per clandestini. Che ne pensa?
«Per la verità debbo ancora sentire tutte le campane. I centri per clandestini sono previsti dalla legge. È una politica che devessere pilotata a livello nazionale e regionale perché si tratta di centri di smistamento utilizzati da tutte le province italiane. Il mio è un atteggiamento prudente. Perciò vedremo se ci sarà una programmazione nazionale e quali saranno le indicazioni e reazioni a livello regionale e locale. Alla fine con tutti gli elementi in mano decideremo».
Ci sono due grossi centri sociali in città e il cuore dei movimenti No Global e dei Disobbedienti. Pensa di instaurare un confronto con queste forze?
«Ho sempre privilegiato il sistema del dialogo preventivo. È chiaro poi che il compito del prefetto è quello di tutelare la legalità e la legittimità di tutte le azioni. Perciò massima disponibilità nel rispetto della legalità».
La microcriminalità è sempre più diffusa e violenta. Pensiamo alle rapine in casa dove i banditi picchiano le loro vittime. Lultima è avvenuta nellabitazione del presidente della Regione Galan.
«A Padova, come ho detto in altre occasioni, ci sono tante punture di spillo e non ci sono colpi di cannone rispetto a città come Catania e Reggio Calabria. Tuttavia scippi, rapine e furti in abitazioni sono reati che violano la privacy e fanno sentire insicure le persone. Lho provato anchio quando 30 anni fa fui derubato in casa. Alla prevenzione di questi fenomeni riserveremo particolare attenzione. Probabilmente dovrebbe essere rivista lapplicazione di determinate leggi di grandissima civiltà che, però, privilegiano i delinquenti piuttosto che i cittadini onesti».
In città cè una forte presenza di immigrazione asiatica. Mi riferisco ai cinesi che stanno comprando interi quartieri.
«Le comunità cinesi in generale non creano particolari problemi. Prive di contatti esterni, hanno un loro tipo di criminalità, la mafia cinese: a quella dobbiamo stare particolarmente attenti. Ma ripeto: sarà dedicata attenzione a questa collettività non tanto e non solo sotto laspetto della criminalità quanto dellintegrazione sociale».
Colloquio finito. E il prefetto Padoin, già nel suo ufficio di Palazzo Santo Stefano, ne approfitta per un messaggio: «Permettetemi un ringraziamento alle associazioni di volontariato padovane che conobbi in due piccoli paesi colpiti dal terremoto nel Molise. Il Veneto e la provincia di Padova furono molto attivi nellaiuto alle popolazioni locali. E il volontariato nel Molise si è sviluppato anche seguendo lesempio delle associazioni di volontariato venete».
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Cristina Genesin