«Caro ministro, siamo sotto attacco»

Una lettera al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che l'altro ieri era a Padova, da parte di associazioni, cooperative e insegnanti che operano all'interno del carcere Due Palazzi. Per dirgli che «Tutte le realtà che svolgono tante iniziative in carcere, e nell'accompagnamento all'esterno, esprimono preoccupazione per l'attacco gratuito a cui sono quotidianamente sottoposte». Continua la lettera: «La mancanza di rispetto, i aiuto, di difesa ci preoccupano molto. La nostra preoccupazione non è legata al fatto di voler continuare a svolgere quello che da tanti anni molti di noi svolgono. Se alcune cose non servono più, si devono cambiare ma nella trasparenza, nella correttezza e nel dialogo. Quello che ci preoccupa è che ad essere attaccato» e qui sta il punto cruciale «è il sistema carcere Padova nella totalità, e in modo poco chiaro. In primis il suo direttore (da alcuni mesi assegnato al Provveditorato a svolgere le funzioni di vicario) oggetto di un attacco che ha come unico effetto quello di incrementare sfiducia da parte di tutte quelle persone ed istituzioni locali, italiane ed estere che in questi decenni hanno avuto modo di vedere che cosa produce una vera assunzione di responsabilità nel solco delle normative italiane ed europee. Ma la stessa cosa vale nei confronti di tutte le realtà del privato sociale e istituzionali che operano al Due Palazzi, molte a titolo volontario. Non fa bene allo Stato ed ai suoi cittadini incrementare la sfiducia, già alta, nelle istituzioni ed in chi le rappresenta. Se servitori dello Stato (dirigenti, singoli o gruppi di cittadini che si uniscono per aiutare a risolvere problemi che riguardano tutti) vengono trattati come accade in queste settimane, anche i migliori si demoralizzano. Quando si fa, si può sbagliare, e l'errore (se non è in malafede) è la cosa più preziosa che abbiamo per crescere e migliorarci. Queste sono persone da valorizzare e non da massacrare». E ancora: «Signor ministro ci affidiamo a lei perché vigili su questa situazione complessa e delicata. Ne va della credibilità delle istituzioni e della dignità delle persone. Una città intera (ogni anno migliaia di persone, scuole, aziende, istituzioni italiane e estere, enti, università) che in 30 anni ha conosciuto tutte le attività del suo carcere -attività spesso fiori all'occhiello - sta a guardare. Quello del carcere di Padova non è patrimonio di qualcuno in particolare, è patrimonio di tutti». A firmare la lettera sono Ristretti/Granello di Senape; Work Crossing e Giotto, cooperative sociali; Teatrocarcere Due Palazzi; associazione Coristi per Caso; Coro Due Palazzi in collaborazione con il Cpia di Padova; i docenti della scuola superiore in carcere; Asd Polisportiva Pallalpiede; Gruppo Operatori Carcerari Volontari (Ocv); Casa di accoglienza Piccoli Passi; cooperativa sociale AltraCittà; gli insegnanti della scuola di primo livello e il Polo Universitario carcerario.