La vita, i valori, le battaglie: tutto Rigoni Stern

di Martina Reolon wBELLUNO Porta la firma di Giuseppe MeMendicino la prima biografia completa di Mario Rigoni Stern: sarà presentata in anteprima nazionale a Belluno, sabato alle 17.30 al Centro Giovanni XXIII. "Mario Rigoni Stern. Vita guerre libri" è da oggi nelle librerie, edito da Priuli & Verlucca. L'autore, nato e cresciuto ad Arezzo, ha lavorato in territorio bellunese come segretario comunale e ora vive in Lombardia. Giuseppe Mendicino, come è nata questa biografia? «Il volume è frutto di un lavoro di ricerca durato circa sei anni: dalla documentazione cartacea alle letture,dai contatti con la famiglia di Rigoni Stern e con i suoi amici di gioventù. Ho avuto modo di parlare con quello che era stato un suo tenente in Russia, così come con i suoi traduttori stranieri. Nel corso degli anni ho raccolto tutti i suoi testi e nel 2006 è uscito per Einaudi un libro con i racconti che ancora non erano stati pubblicati. Nel 2013 "Mario Rigoni Stern. Il coraggio di dire no", una raccolta delle più significative interviste. In tutti questi anni ho mantenuto i contatti con la sua famiglia, il cui apporto è stato fondamentale per la scrittura della biografia». Da cosa nasce questo amore per Rigoni Stern? «Dalla lettura di una sua intervista nella quale citava Hemingway e Conrad, autori che ho sempre amato. E in lui ci sono due aspetti fondamentali che lo contraddistinguono». Quali sono? «In primis il suo codice etico, composto da principi e valori universali, e non a caso, è stato tradotto in 17 lingue. Coraggio, generosità, attenzione alla natura e autonomia intellettuale sono al centro di quello che era il suo modo di essere e della sua opera. Rigoni era molto disponibile con le scuole e diceva ai più giovani che dovevano ragionare con la propria testa: "Leggete e innamoratevi", li esortava. È sempre stato in prima linea nella difesa dei più deboli: pur nell'isolamento dell'altopiano, quanto c'era una causa giusta, lui la sposava. Il secondo aspetto è la sua scrittura: lineare, limpida, molto chiara e razionale, sulla scia di Sciascia, Calvino, Primo Levi. Un linguaggio antiretorico». Nel libro parla anche degli amici dello scrittore, come Primo Levi, Nuto Revelli, Emilio Lussu, e dei compagni di guerra e di prigionia, come Nelson Cenci e Cristoforo Moscioni Negri. Tra gli amici anche una bellunese: Tina Merlin. Quale era il rapporto con Rigoni Stern? «Tra i due c'era una grande stima reciproca. Rigoni mi parlava della Merlin come di una giornalista coraggiosa, che guardava ai fatti e sapeva scrivere. "Era brava, la trattarono male ai tempi del Vajont, le fecero causa: una grande industria contro una povera giornalista": così me la descrisse. Rigoni l'aveva anche aiutata a pubblicare la sua autobiografia "La casa della Marteniga", rifiutata da alcune case editrici. Rigoni, dopo la scomparsa della Merlin, per darle una sorta di risarcimento postumo, si è impegnato a far pubblicare quel libro, e nel 1993 ci è riuscito. Ne ha scritto anche la prefazione, sottolineando che del valore del libro era stato convinto fin da quando lo aveva letto manoscritto e parlando della Merlin come di una persona che non "ha voluto restare serva, essere ignorante e tacere. E che sempre ha lottato contro ogni fascismo. Anche per la nostra dignità". Tina aveva chiesto aiuto a Mario per scoprire dove potesse essere scomparso il fratello Toni, alpino della Julia dichiarato disperso nella ritirata di Russia». Perché la prima presentazione proprio a Belluno? «Quando mi è arrivato l'invito dell'Associazione culturale Tina Merlin sono stato felice. Fare la prima presentazione a Belluno per me è un onore. Ci ho vissuto: nel 1993 sono stato segretario comunale a Selva di Cadore e Colle Santa Lucia. Torno sempre per le ferie. Ho un ricordo bellissimo del Bellunese ». Dalla biografia di Rigoni emergono aspetti inediti? «Sì, ci sono racconti di alcuni avvenimenti della sua vita non presenti nei suoi libri. Per esempio, aveva ricevuto una medaglia d'argento, senza però mai dire il perché. E la vicenda è questa: mentre gli alpini della sua compagnia si ritiravano, lui restò indietro per caricarsi sulle spalle un compagno ferito. E c'è un'analogia interessante: anche Hemingway fu ferito in Veneto mentre soccorreva un compagno». Come vedrebbe, Rigoni Stern, l'Italia di oggi? «Penso che sarebbe deluso e preoccupato. Lui, che amava tanto la cultura e la competenza, in ogni ambito e in ogni lavoro, guarderebbe con desolazione a questa Italia trasversalmente dominata da demagogia e superficialità».