VENETO NANOTECH DAI SOGNI AL CRAC

VENEZIA L'ultimo progetto degli oltre mille messi in cantiere dal 2003 ad oggi riguardava lo studio di un dispositivo ad alta tecnologia per l'individuazione di materiali esplosivi anche in particelle infinitesimali potenzialmente presenti su oggetti e persone. L'idea era stata presentata nel 2014 all'Istituto Alti Studi Difesa. Con la messa in liquidazione di Veneto Nanotech, l'idea è rimasta sulla carta, una montagna di carte a dire il vero che ancora sono ammucchiate nelle sedi dell'istituto controllato dalla Regione Veneto, che ha chiuso definitivamente i battenti a fine dicembre. Gli ultimi 14 dipendenti rimasti sono stati licenziati a fine 2015. Si è chiusa così una fra le più importanti esperienze di società misto pubblico-private nate in Italia per dare avvio alla ricerca applicata. Nella casse, ufficialmente, c'è un buco di oltre 3,5 milioni. Partenza in pompa magna La società costituita nel 2003 ed operativa dal 2004 nacque con l'obiettivo di coordinare in Veneto le attività del distretto tecnologico per le nanotecnologie voluto dal Miur, dalla Regione Veneto e dalle università. Il 17 marzo fu firmato un accordo di programma per un finanziamento di 26 milioni in tre anni da parte del Miur ed uno di circa 16 milioni da parte della Regione Veneto. In dieci anni di attività Veneto Nanotech ha incontrato più di mille aziende, attivato circa 400 commesse, partecipato a 40 progetti nazionali ed europei, sviluppato prodotti e processi innovativi in molti settori che vanno dalla meccanica e meccatronica, all'aerospazio, al tessile, all'agroalimentare, alla salute e ambiente, e molto altro. È stato dato supporto alle aziende (per citarne alcune, Ducati, Benetton, Inglass, Ferraris, Coop, Enel) e a decine di università anche estere. In media il valore delle commesse si aggirava sui 20-30mila euro con punte di 400mila euro per Benetton, ma spesso si partiva con contratti da 3-5mila euro per progetto. Nel 2005 venne inaugurata Nanofab, la Nanofabrication Facility focalizzata su attività di ricerca sui trattamenti superficiali e nuovi materiali. Seguirono poi il Lann e altre aperture di sedi staccate, fra Marghera, Padova e Rovigo. In 10 anni, insomma, si è giocata una sfida iniziata con tanto entusiasmo, oggi giunta al capolinea. Fra alti e bassi si è arrivati al 2014, anno particolarmente difficile a causa del mancato o ritardato sostegno da parte dei soci: Veneto Nanotech aveva la Regione Veneto come socio di maggioranza con il 76% e fra gli altri azionisti Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Camera di Commercio di Venezia, Confindustria, Confartigianato Veneto e altri piccoli partner privati. Perdita di esercizio Quell'anno la perdita di esercizio è stata pari a 1,8 milioni, oltre a svalutazioni e rettifiche per 2,8 milioni. L'assemblea dei soci del 12 febbraio 2015 aveva approvato la ricapitalizzazione per l'importo complessivo di 2,8 milioni da sottoscrivere entro il 31 maggio 2015, ma la ricapitalizzazione è andata deserta (fatta salva la quota di circa 8mila del socio Mbn Nanomaterialia). La storia è recente e nota: ai primi di luglio alcuni creditori hanno fatto istanza di fallimento e l'assemblea di Veneto Nanotech del 6 luglio ha messo la società in liquidazione con la nomina del liquidatore, Gabriele Vencato, già amministratore unico della società da febbraio 2015. Insomma Veneto Nanotech ha chiuso con danni economici, scientifici e d'immagine. Fra l'altro i soci, tra cui la Regione Veneto, dovranno restituire a Bruxelles i finanziamenti europei per progetti iniziati e non conclusi. Senza dimenticare le decine di milioni investite in questi 10 anni in laboratori di ricerca e attrezzature all'avanguardia. L'esempio di Puglia e Toscana Intanto, mentre il Veneto ha chiuso la sua società, Puglia e Toscana negli ultimi  mesi hanno aperto due centri simili, grazie a ingenti finanziamenti pubblici e ad una strategia regionale chiara. E dal canto suo la vicina Provincia di Bolzano sta realizzando un Tecnoparco con oltre 120 milioni di investimento. Malinconico, per contro, l'epilogo nel Veneto: il 7 dicembre è stato depositato in tribunale il piano di concordato e a fine anno sono state inviate le lettere di licenziamento agli ultimi 14 dipendenti. Alessandro Rinaldini ©RIPRODUZIONE RISERVATA