Il dio vendicativo di Ridley Scott

A 77 anni Ridley Scott non rinuncia al suo cinema di fracassona autorialità, piegando la filologia alle esigenze spettacolari e affrontando temi storici e religiosi con il suo personale piglio fantascientifico e fantasy. Accade anche per "Exodus. Dei e Re" che è il precipitato di tutta la filmografia di Scott, tanto da risalire sino alle origini del suo cinema per convergere su una delle sue opere più celebrate. La lotta tra i fratellastri Mosè e Ramses, tra ebrei ed egiziani, tra dei e rei, cos'è se non un interminabile duello, come quello che contrapponeva D'Hubert e Feraud in "I duellanti"? La storia di Mosè, amato come un figlio dal faraone, ma privato dei suoi gradi di generale ed esiliato dall'invidioso erede al trono, non è forse identica a quella del "gladiatore" Massimo Decimo Meridio, disarcionato da Commodo e costretto a combattere per la sua vita? Con la differenza che dentro i confini del cinema di Scott ora entra Dio, anzi il suo dio, raffigurato come un bambino vendicativo che mette alla prova il cavaliere oscuro Mosè (col volto tormentato di Christian Bale) e scaraventa sugli egiziani tremende piaghe prima di affogarli nel Mar Rosso. Il demiurgo Scott rilegge la Bibbia e la popola di gladiatori, oracoli, corse con le bighe e tornadi. Sono i suoi comandamenti, piaccia o non piaccia. Durata: 150'. Voto: **½ (Marco Contino)