Sole, cuore e palla ovale Trentamila all'Euganeo

di Simone Varroto w PADOVA Il rugby ha riconquistato Padova, questa volta senza creare problemi di traffico. Il fascino e la forza del Sudafrica, la buona prestazione dell'Italia e l'atmosfera festosa del pubblico sono state le tre costanti di una giornata che lo sport veneto può incorniciare come una delle più riuscite degli ultimi tempi. Fin dal mattino l'afflusso verso l'Euganeo è stato abbondante ma regolare. I richiami dell'amministrazione comunale sono serviti a convincere i più a recarsi allo stadio con largo anticipo e il piano del traffico ha tenuto, permettendo di mantenere scorrevole la circolazione anche prima del fischio d'inizio. Moltissimi padovani, oltre a servirsi dei bus navetta, hanno scelto di lasciare l'automobile nel parcheggio del Foro Boario, lungo via Montà e perfino in via Bezzecca, sciamando a piedi verso lo stadio. Già un'ora prima dell'avvio del match l'Euganeo offriva un colpo d'occhio invidiabile. Maglie azzurre e verdeoro disseminate dovunque, sugli spalti è stata un'esplosione di colori, tra sciarpe, tute e bandiere, con visibile rappresentanza sudafricana. Tanti i cappelli della Raimbow Nation, molti dei quali corredati da treccine afro. Le squadre si sono scaldate sulle note del coro BluBordò, che ha allietato il pre partita con i suoi canti gospel. Poi sono entrati in campo tra gli applausi i mini atleti delle società di Padova e Provincia, in divisa da gioco: Petrarca, C'el'Este, Selvazzano, Roccia Rubano Santo Stefano, Valsugana, Monselice, Checco l'Ovetto, Cus Padova e Junior Piazzola. I ragazzi dell'Accademia di Mogliano erano incaricati di fare i raccattapalle mentre quelli dell'Accademia di Rovigo hanno portato in campo le due bandiere nazionali. Al momento dell'ingresso in campo delle squadre - accolte da un boato - sugli spalti restavano pochi posti liberi, confinati nelle zone più basse ed esterne delle curve e della tribuna est. Alla fine i biglietti staccati sono stati meno di 30 mila (27.600) ma l'effetto è stato ugualmente quello del tutto esaurito. Poi il momento solenne degli inni, affidati a due soprano: Stefana Miotto per l'Italia e Beatrice Pezzini per il Sudafrica. Da brividi le esecuzioni, con i giornalisti sudafricani in tribuna stampa esaltati per l'interpretazione sentita della giovane cantante padovana. Subito dopo lo stadio si è zittito, per omaggiare con un minuto di silenzio due nazionali, uno per parte, scomparsi recentemente: Rudi Visagie per il Sudafrica e l'aquilano Angelo Autore per l'Italia. Poi è stata partita e quando Parisse libera Masi che conquista touche a 5 metri il grido Italia, Italia sale alle stelle. Verso la fine del primo tempo parte anche la ola, che accompagna perfino il calcio del 6-8 di Haimona che manda tutti negli spogliatoi per l'intervallo. A dieci minuti dalla fine parte il coro calcistico "Che bello è", che accompagna gli azzurri nonostante la sconfitta maturata nell'ultimo quarto di gara. Belle anche le immagini al fischio finale. Da Castrogiovanni che scherza con il compagno di squadra Bakkies Botha (che ieri ha annunciato il suo ritiro dall'attività internazionale) a Marco Bortolami che porta con sé la figlia durante il giro d'onore. La festa è riuscita.