Tutti i vitalizi: 11,2 mln agli ex consiglieri

di Filippo Tosatto wVENEZIA Quest'anno la generosa cornucopia di Palazzo Ferro-Fini elargirà 11,2 milioni di euro tra assegni vitalizi (9,7 mln) e di reversibilità (1,5 mln) agli ex consiglieri regionali o - in caso di avvenuto trapasso - ai loro coniugi. Una mole ingente di prebende della quale, finora, si ignoravano perfino i dettagli; a decretare la pubblicazione sul sito istituzionale dell'elenco completo di cifre e beneficiari è stato il presidente dell'assemblea Clodovaldo Ruffato: un gesto di trasparenza che evidenzia come la somma erogata a copertura delle "pensioni" sia in costante aumento (nel 2005 ammontava a «soli» 8,5 milioni) e superi nettamente quella destinata agli stipendi dei consiglieri in carica (9,1 milioni). Nella lista troviamo personalità di ogni colore e stagione politica, nomi noti e misconosciuti, accomunati dalla permanenza sui banchi del Consiglio e dai conseguenti benefici. A incassare l'assegno più pingue - oltre 51 mila euro netti l'anno - sono i politici degli anni Novanta: il vicentino Onorio De Boni, eletto a più riprese nelle fila di Forza Italia prima e dell'Udc poi; Renzo Marangon di Rovigo, protagonista di un'analoga trasmigrazione dai berlusconiani ai centristi; e Guido Trento, bellunese di Sovramonte, approdato a Venezia a conclusione di una "lunga marcia" tra Dc, Lista Cacciari, Margherita e Pd . La fascia successiva, che si attesta sui 49 mila euro, è più estesa e comprende notabili di ogni estrazione: dal venetista Ettore Beggiato al socialdemocratico e poi democrat Pierantonio Belcaro, dal sempreVerde Michele Boato all'ex uomo forte del forzismo Giorgio Carollo. Ma anche il socialista Luigi Covolo, inciampato nelle bustarelle di Tangentopoli al pari del democristiano Gianfranco Cremonese - alla presidenza della Regione dal 1989 al 1992, l'anno in cui fu arrestato - e del collega di corrente dorotea Maurizio Creuso, segretario dello scudocrociato veneto e senatore, a sua volta finito in carcere. Identico "range" vitalizio per Fabrizio Comencini, il fondatore della Liga Veneta poi detronizzato da Bossi. Non mancano i volti della politica odierna. Come i padovani del Pd Flavio Zanonato (oggi europarlamentare) già destinatario di 23.218 euro; e Ivo Rossi, reduce dalla sconfitta nella corsa a sindaco della città del Santo, che si ferma a 7.025. E Giancarlo Galan, che fu al timone del Veneto per tre lustri? Detenuto nel penitenziario di Opera per lo scandalo Mose, percepisce un mensile pari a 3.749 euro. E sul versante della cultura, il filosofo e politologo Massimo Cacciari, con i suoi 23.233 euro, è distanziato dal sociologo ambientalista Gianfranco Bettin che centra la quota 40 mila. Troppi soldi? «Può essere, ma il Veneto ha fatto grandi passi avanti nel taglio della spesa politica», è la replica il vicepresidente dell'assemblea Franco Bonfante (Pd) «noi abbiamo eliminato i vitalizi a partire dalla prossima legislatura ed elevato l'età pensionabile a 65 anni, anticipando la legge Fornero. Certo, ulteriori progressi sono possibili, purché ci sia omogeneità delle scelte: nel Consiglio del Lazio si va in pensione a 50 anni, in Sardegna l'assegno scatta anche a 41. Ben vengano rigore e sobrietà, purché valgano per tutti».