Beata Beatrice la figlia di Azzo VI che lasciò la corte

È stato il grande filologo Gianfranco Folena a scrivere che tra le nobildonne italiane del '200 Beatrice d'Este, nata dal marchese Azzo VI e da Sofia di Savoia, forse nel 1192, «è stata certo la più celebrata dai poeti come esempio di bellezza, di grazia e di virtù senza pari». Più ancora del padre fu lei a ispirare i trovatori ospiti della corte estense. Nel lungo elenco dei poeti che la corteggiarono in versi in lingua provenzale spicca il tolosano Aimeric de Peguilhan, che a Beatrice indirizzò cinque canzoni. Segue il bolognese Rambertino Buvalelli, di cui rimane un canzoniere di sette canzoni dedicato alla giovane nobildonna Beatrice: «il fiore più bello d'ogni altro fiore». Gli omaggi poetici alla figlia di Azzo cessarono quando, con una scelta radicale, decise di abbandonare la corte, per rifugiarsi nel monastero di S. Margherita di Salarola, vicino al castello di Calaone, e un anno dopo sul monte Gemola, dove fondò un altro monastero e, dopo cinque anni trascorsi nella preghiera e nella penitenza, chiuse i suoi giorni nel maggio del 1226, soltanto pochi mesi prima di Francesco d'Assisi. Oggi le spoglie di Beatrice riposano nel Duomo di Este, a pochi passi dal castello avito, dove furono traslate nel 1957 dalla chiesa padovana di Santa Sofia. Alla traslazione partecipò il patriarca Angello Roncalli, che l'anno dopo sarebbe diventato papa Giovanni XXIII.