Christian De Sica, un maestro di autoironia

di Giuseppe Barbanti wPADOVA Sullo sfondo una gigantesca foto panoramica del mitico Teatro 5 di Cinecittà come se la finzione scenica potesse consentire a Christian De Sica e alle migliaia di spettatori che hanno assistito al Gran Teatro Geox alla "prima" del suo nuovo spettacolo, "Cinecittà" appunto, di credersi nel luogo che meglio riassume, con le sue vicende, la parabola di evoluzioni e involuzioni degli ultimi ottant'anni del nostro Paese. A conferma di questa sua peculiarità va ricordato che la "fabbrica dei sogni degli italiani" è diventata dal 2011 un suggestivo percorso in mostra già visitato da oltre 300 mila persone provenienti da ogni parte del mondo. Nata col Fascismo, Cinecittà si presenta ,infatti, imperiale e diviene,come ci ricorda l'attore e regista romano, via via aristocratica, democratica e popolare ospitando nei suoi studi i "reality". E, se anche i film che vi si girano sono sempre meno, il filo rosso che lega De Sica a questo luogo dell'anima oscilla fra il familiare e il professionale. Le fonti degli aneddoti che snocciola sono infatti i suoi ricordi di ragazzo al seguito del padre sul set o di sue giovanili esperienze di comparsa, su cui vengono costruiti gustosi siparietti, con l'apporto di tre bravi attori: Daniela Terrieri, Daniele Antonini e Alessio Schiavo. La "vocina" fuori campo di Federico Fellini, insistentemente critica, fa il resto, proponendoci un De Sica che sa alternare al registro della rievocazione (toccante la ricostruzione delle reali motivazioni per cui il padre fu impegnato nella lavorazione del film "La Porta del Cielo" con protagonista la madre Maria Mercader nella Roma occupata dai nazisti) quello dell'autoironia, imbarcandosi in una giustamente feroce autocritica del suo percorso d'interprete cinematografico, quando giunge ad autoproclamarci, toga e tocco in testa, di fronte ad una platea di docenti universitari dottore in (sic!)"cinepanettonologia". In due ore di spettacolo, sull'onda della profonda trasformazione di una Cinecittà che ha dovuto adeguarsi ai tempi e accogliere le telecamere della televisione, le fiction e ha davanti un destino per molti versi ancora incerto, Christian De Sica, oltre a dedicare un cammeo ad Alberto Sordi legato all'esperienza dei due film che hanno girato insieme, trova tempo e modo, oltre che di recitare, anche di cantare e ballare nelle coreografie di Franco Miseria in cui è affiancato da un corpo di ballo di otto fra danzatori e danzatrici, impegnato anche nella riproposizione di un quadro che fu cavallo di battaglia di una mitica ballerina e show girl francese del ‘900 Zizi Jeanmaire. Sul versante canoro, oltre a riproporre sul filo della memoria alcune fortunati brani del repertorio paterno, Christian De Sica , accompagnato da un'orchestra di più di una ventina di elementi, diretta dal maestro Marco Tiso, ha fatto sfoggio della sua voce da crooner proponendo, accompagnato dal maestro Riccardo Biseo, celebri successi fra cui alcuni brani di Frank Sinatra. In particolare ha proposto una sua personale rivisitazione del tema della canzone "New YorK, New YorK" appositamente scritta per film di Martin Scorsese.che ,dopo essere stata cantata da Liza Minnelli , venne proposta in una fortunatissima versione da Sinatra. Con "New YorK, NewYorK", calorosamente applaudito sia nel finale che a scena aperta, De Sica si è congedato dal pubblico. Ora lo aspetta una lunga tourneè in varie parti della penisola che toccherà Genova, Milano, Avellino, Napoli, Catanzaro, Ancona , Bari , Bologna, Torino e concludersi dopo un mese di repliche a Roma a metà aprile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA