ARCHIVIO il mattino di Padova dal 2003

Omicidio volontario al pirata di Chiesanuova

di Cristina Genesin «Non solo la pluralità e somma gravità delle violazioni a norme e regole di prudenza (già di per sé sintomatiche dell’accettazione del rischio di uccidere), ma la percezione del pedone in attraversamento e la pervicacia nel portare a compimento la manovra di svolta contromano, in ora di punta e con traffico intenso, sono elementi univoci e significativi dell’accettazione del rischio di travolgere e uccidere il pedone... A tale velocità (80 chilometri orari) non poteva certo “sperare” di limitarsi a ferirlo...». Pomeriggio del 28 marzo scorso, incidente a Chiesanuova: il pensionato Goffredo Macolino è travolto e ucciso sulle strisce pedonali da un Suv-killer che sbuca, contromano, da via Tirana. Alla guida il ventiduenne romeno Cristian Ioan, che scappa e sette giorni più tardi si costituisce. Non fu un omicidio colposo. Fu un omicidio volontario secondo il gip Mariella Fino che, accogliendo la modificazione del capo d’accusa proposta dal pm Benedetto Roberti, ha firmato una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico dello straniero già detenuto nel carcere di Vicenza. Ordinanza che, ieri, è stata notificata a Cristian Ioan, ora accusato di omicidio volontario, oltreché di ricettazione dell’auto, di guida senza patente, di mancato rispetto dell’obbligo di fermarsi e di prestare soccorso. È una clamorosa svolta nell’indagine sul drammatico incidente accaduto ai piedi del cavalcavia di Chiesanuova che sconvolse l’opinione pubblica cittadina. Non solo. È pure una delle prime volte in Italia che l’autorità giudiziaria contesta l’omicidio volontario a chi ha cagionato un incidente stradale dall’esito mortale. Con un articolato ragionamento giuridico e forte di una dettagliata consulenza tecnica stilata dal perito Agostino Chinello. Si legge nell’ordinanza: «Emergono elementi per attribuire allo Ioan la responsabilità della morte di Macolino a titolo doloso». Ioan, arrivato da pochi giorni a Padova e componente di una banda di predoni attivi nel territorio, alloggia in un appartamento in via Melette 3. Quel 28 marzo, alle 18.30, sale a bordo di una Toyota Rav4 rubata, spingendo fin da subito il piede sull’acceleratore per raggiungere i “colleghi” Marius Valentin Bacnasu e Nicusor Lupu che lo attendono in un bar. E lo fa con tanta forza da raggiungere subito la velocità di 80 chilometri orari per immettersi nel rettilineo di via Tirana a 90. Gli ultimi venti metri della strada sono a senso unico ma Ioan non si ferma benché «la segnaletica di senso vietato, posta a 16 metri dal passaggio pedonale (dove sarà travolto Macolino) sia ben visibile...». A 68 metri è già in grado di vedere il pensionato che sta attraversando la strada sulle strisce. Ioan «... devia a destra cozzando contro il palo del segnale... poi continua la marcia con guida esperta, impatta a 80 chilometri orari il pedone... la vittima si incastra sulla parte anteriore destra del Suv che si incunea fra i veicoli in transito lungo via Vicenza». Prima la Toyota colpisce una Porsche, che viaggia in colonna a 10 chilometri all’ora, poi una Ford. Macolino, dilaniato dall’impatto, muore all’istante. Conclusione: «Ioan non solo ha coscientemente violato una molteplicità di norme del codice stradale e di regole di normale prudenza, ma ha consapevolmente accettato il rischio di cagionare un evento del tipo di quello che si è tragicamente verificato». Bacnasu e Obuf Ilie, che lo aiutarono a fuggire in Romania, devono rispondere di favoreggiamento.