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Riforme: scontro sul taglio dei parlamentari

di Maria Berlinguer wROMA Pdl e Lega d’accordo per «accantonare» il taglio dei parlamentari. Torna l’asse Pdl-Lega e rischia di far saltare tutte le riforme istituzionali, dalla legge elettorale ai tagli alla politica. L’aula del Senato ha ieri mattina rinviato l’articolo 1 del disegno di legge sul taglio del numero degli onorevoli. La richiesta è partita dal Carroccio che con Bricolo ha chiesto di affrontare subito le modifiche del Senato al ddl, e dunque anche gli emendamenti con i quali il Carroccio chiede di introdurre il Senato federale. Palazzo Madama ha approvato con 154 sì la richiesta del capogruppo leghista di passare all’esame dell’articolo 2 contro 128 no e 5 astenuti. Ma in serata, forse preoccupati dell’impopolarità della decisione, gli esponenti di centrodestra tornano sulla loro decisione. La conferenza dei capigruppo decide che oggi si vota sia sul Senato federale che sul taglio dei parlamentari. Per noi questa sforbiciata «è una priorità», dice il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. «Anche per noi», assicura MaurizioGasparri, presidente dei senatori Pdl, e aggiunge: «Chi ciurla nel manico lo fa per confondere le acque». Oggi si vedrà. La stessa «vecchia maggioranza» di centrodestra potrebbe comunque materializzarsi al momento del voto sull’emendamento del Pdl sul semipresidenzialismo. In base ai rapporti di forza tra i gruppi parlamentari Pdl e Lega con i 13 senatori ex Responsabili, oggi Coesione sociale, più diversi senatori confluiti nel gruppo misto avrebbero 162 voti per far passare il semipresidenzialsmo. Durissima la reazione del Pd e del relatore del provvedimento Carlo Vizzini. Per Massimo D’Alema il riavvicinamento della Lega al Pdl sul semipresidenzialismo è «un’inziativa sconcertante», un’operazione «strumentale che punta a far saltare tutto». Per D’Alema «dà fastidio la riduzione del numero dei parlamentari» e «non si può proporre il semipresidenzialismo per emendamento». «E’ accaduto quello che temevamo, Lega e Pdl barattano la forma dello stato federale, buttando al mare il frutto del lavoro fatto dalla Commissione Affari costituzionali e impedendo l’approvazione di qualsiasi riforma istituzionale, a partire dal taglio dei parlamentari» attacca Anna Finocchiaro. La capogruppo democrat ricorda che era stato proprio il Pdl a chiedere l’approvazione di un pacchetto di riforme istituzionali come condizione per la nuova legge elettorale. Carlo Vizzini, denuncia il passaggio «non concordato e non previsto». Per il presidente della commissione Affari Costituzionali il voto dei senatori «è stato un modo per rompere l’accordo». «E’ evidente che se passa il Senato federale rassegnerei le dimissioni da relatore perché si tratterebbe di una proposta già respinta con un’ampia maggioranza in Commissione», avverte Vizzini. «I colleghi di Pdl e Lega si sono assunti una responsabilità molto seria perché è chiaro che se passa il semipresidenzialismo non sarà con la maggioranza di due terzi e quindi sarà necessario il referendum confermativo», avverte in una nota Giampiero D’Alia. Per l’esponente dell’Udc «non si farà alcuna riforma». Roberto Maroni su facebook prova a prendere le distane dall’accordo al quale hanno lavorato Bricolo, Calderoli per la Lega e Maurizio Gasparri e Quagliariello per il Pdl. «La richiesta della Lega sul Senato federale introduce il federalismo istituzionale e riduce anche il numero dei parlamentari. E’ una buona cosa ma ho letto che se passa il Senato federale il Pd per ripicca vota contro la riforma dando poi la colpa alla Lega», scrive l’ex ministro dell’Interno. si deve a ragioni procedurali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA