Gregotti: «Koolhaas nemico dell'antico»

di Enrico Tantucci «Credo che Rem Koolhaas dovrebbe dimettersi dal suo incarico e rinunciare al suo progetto di trasformazione del Fontego dei Tedeschi, prendendo atto che la sua idea di architettura non ha nulla a che vedere con un edificio storico come questo». E', come sempre, molto diretto, l'architetto Vittorio Gregotti, uno dei grandi nomi dell'architettura italiana, che sempre in viaggio tra Milano a Venezia, ha comunque seguito la vicenda della trasformazione proposta dal gruppo Benetton per l'ex sede delle Poste centrali di Rialto, che nel Rinascimento ospitava sulla facciata esterna gli affreschi di Giorgione e Tiziano e ora dovrebbe essere radicalmente trasformato per farne un centro commerciale (la Rinascente è la candidata) con scale mobili coloratissime all'interno e una terrazza panoramica con vista ponte di Rialto, che prenderebbe il posto dell'attuale copertura originale in piombo. «Non è colpa di Koolhaas - insiste Gregotti - che è notoriamente un nemico dell'antico, ma di chi l'ha scelto per un progetto di questo tipo e gli ha permesso di realizzarlo. E' una star dell'architettura che intimorisce probabilmente sia il Comune, sia le autorità di tutela, ma mi chiedo come sia possibile dimenticare la storia, il contesto, la struttura stessa di questo edificio e il suo rapporto con la città. Per questo non ha senso prendersela con l'architetto, ma chiedersi piuttosto come il Comune di Venezia possa accettare uno stravolgimento di questo tipo senza fare una piega, permettere che il Fontego dei Tedeschi uno degli edifici più importanti e significativi della città per la sua storia, diventi un centro commerciale. Ma purtroppo, per questa città, è ormai il caso di parlare di Hotel Venezia, piuttosto che di Venezia, perché tutto ormai viene sacrificato a questa logica di tipo commerciale, incuranti del mantenimento della sua identità storica e architettonica». Ma Gregotti non "risparmia" neppure il committente. «Devo dire - commenta - che sono molto stupito anche dalla scelta di Benetton. Penso all'intervento minimalista e rispettoso dell'ambiente di Tadao Ando realizzato per la sede di Fabrica nel Trevigiano. Perché pensare qui, nel centro doiVenezia, a due passi di Rialto, in un edificio di tale valenza storica e architettonica a un intervento così stravolgente come quello proposto da Koolhaas?». E continua Gregotti: « La terrazza panoramica sul tetto che fa tanto discutere è figlia di questa scelta, è perfettamente in linea con la concezione dell'architetto a cui si è affidata la trasformazione.Il difetto sta nel manico. Per questo credo che lo stesso Koolhaas dovrebbe prendere atto della sua inadeguatezza concettuale a un intervento sul Fontego dei Tedeschi, che non può non avere caratteristiche di tipo conservativo e rinunciare». A decidere sull'ammissibilità o meno dell'intervento di Koolhaas e in particolre della terrazza panoramica saranno entro pochi mesi la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia - che ha già dato un primo parere interlocutorio ma non contrario - d'intesa con la Direzione regionale dei Beni Culturali del Veneto. Non è escluso che, vista la delicatezza dell'intervento, che si chieda anche un parere al Comitato di settore per i beni architettonici del Ministero dei Beni Culturali, che si è già espresso di recente sull'idea del nuovo Ponte dell'Accademia in pietra e acciaio, di fatto bocciando il progetto presentato. Intanto, però, l'intervento-provocazione di Gregotti riporta al centro del dibattito l'idea di una trasformazione di Venezia e della sua veste architettonica che sembra sempre più casuale - legata alla committenza di turno disposta a spendere - che governata secondo un disegno preciso. Con una caratteristica: quella del gigantismo e dell'impatto violento, dalle maxipubblicità dell'area marciana, alle maxiarchitetture che si propongono. Tanto che, secondo alcuni, per Venezia ormai più che di forma urbis è forse il caso di parlare di urbs formosa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA