Dopo il Padova e il Cittadella adesso col Campodarsego la nuova vita di Mario Stancanelli

Ripresa di campionato con il botto per lo Zensky Padova (calcio femminile, serie A/2). Le ragazze di Valter Pepato sono andate ad espugnare con un prezioso 2-1 il campo del Vittorio Veneto, conquistando tre punti pesantissimi in chiave salvezza. Decisive la sberla all'angolino basso di Giorgia Mazzucato e la zampata in contropiede di Margherita Zanon, brave ad aprire e chiudere le marcature rendendo vana la sfortunata autorete nel mezzo di Veronica Calzamatta. Nulla da fare invece per il San Carlo Pontevi, sconfitto 3-1 in casa dall'Union Villanova. Domenica prossima undicesima giornata con Zensky-Pordenone e San Zaccaria-San Carlo. (m.l.) CAMPODARSEGO Da Cittadella e Padova al Campodarsego. La nuova vita calcistica del difensore trevigiano Mario Stancanelli passa dall'Alta Padovana. E' lui il grande colpo di fine 2011 messo a segno dal presidente Daniele Pagin nella speranza di salvare il Campodarsego dal baratro della Promozione. Nato a Treviso l'11 giugno 1977, Stancanelli inizia la sua carriera nel Prato in C/1. Passa poi al Livorno, torna a Prato e poi si trasferisce in Friuli Venezia Giulia. Veste le maglie di Triestina e Pordenone. Nel 2003 arriva la chiamata del Cittadella, con cui Mario gioca tre stagioni. Tante prestazioni positive in granata che gli valgono la grande chance del Padova (2006-2007). La stagione non va per il verso giusto e l'anno dopo è al Sassuolo. Nel 2008 l'ultima stagione tra i professionisti è al Bassano. Poi la discesa tra i dilettanti nei trevigiani dell'Union Quinto in D. Mario Stancanelli, come mai al Campodarsego? «Serie D o Eccellenza non cambia molto. Ho sempre sentito parlar bene di questa società. Ha un progetto serio e ambizioni da vendere. Una categoria in più o in meno arrivati a questo punto non fa differenza». Perchè tre anni fa è sceso nel calcio dilettantistico? «E' stata introdotta la regola degli under 23 in C/2. I posti per noi «vecchi» erano diminuiti in modo decisivo. Una società che prendeva uno over 23 doveva cederne un altro. Così ho deciso di scendere in D, senza vedere la scelta come un declassamento». Nonostante il suo arrivo e la presenza di tanti ex professionisti come Roma, Falco, Riberto il Campodarsego continua a far fatica. «Nel calcio ci vuole fortuna. Non è che avendo fatto la C uno deve essere per forza più bravo degli altri. In Eccellenza ci sono tanti giocatori che a mio avviso avrebbero potuto anche fare i professionisti, ma che non ci sono arrivati per sfortuna. Non sono i nomi che ti fanno vincere le partite. L'esperienza è importante, ma non basta». L'obiettivo del suo Campodarsego è la salvezza. «E' una cosa non da poco, visto che siamo penultimi in classifica nel girone B d'Eccellenza. Nel girone di ritorno ci serviranno 28 punti più o meno per farcela. Dobbiamo mettercela tutta». E poi? «L'obiettivo mio è quello di rimanere qui al Campodarsego. So come ci si trova e che presidenti di grande umanità come Pagin non se ne trovano facilmente in giro. E non è per i soldi, ma per il clima che si respira attorno alla squadra». Parliamo di passato, l'esperienza al Padova? «Ho avuto quell'anno Pellegrino e Mandorlini. Abbiamo sfiorato i playoff. E' stata una bella esperienza. Il pubblico di Padova è poi straordinario». E come mai non è rimasto? «La società ha fatto altre scelte e sinceramente, anche a causa di un problema fisico, non avevo fatto benissimo». I tre anni al Cittadella? «Sono stati bellissimi. Ci siamo divertiti tanto. Il signor Angelo era una persona eccezionale. Mi sento ancora con De Gasperi e con Pavin». Dove arriveranno il Padova e il Cittadella di quest'anno? «Il Padova è in corsa per la A. Il Citta lo vedo ben fuori dalla zona rischio. Augurerei ad entrambe le squadre di salire in serie A. Mi sono talmente trovato bene in tutte e due le piazze che non posso che sperare il meglio sia per Padova sia per Citta». Torniamo a lei, la sua carriera? «Spero di giocare altri due anni. Poi mi piacerebbe provare a fare l'allenatore. Bisogna però vedere se si è capaci. Per ora però penso a giocare per il mio Campodarsego». Federico Franchin