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Il ponte Portello torna allo splendore dipinto dal Canaletto

PORTELLO E’ iniziato il primo lotto dei lavori per il restauro di Porta Portello, eretta nel 1518 da Marco Antonio Loredan. Con le otto colonne composite in facciata che posano su piedestalli, retti da modiglioni sommersi nel canale, è quasi un arco trionfale. Scoperte e restaurate, nel corso di decenni, le due scalinate d’attracco per lo scarico delle merci, la porta diventa il perno di un complesso monumentale di pregio straordinario. La prima parte dei lavori (30 mila euro) l’impegno di spesa) si è concentrata sulla parte ipogea. Gli archeologi della Soprintendenza hanno individuato la pavimentazione originale in trachite e due botole di accesso al sotterraneo. La quota è 80 centimetri più bassa di quella attuale. L’interno della Porta è spartano, sobrio, privo di orpelli, con due rilievi di figure. Un anno fa è stata trasferita la centralina per la commutazione elettrica che occupava parte del vano centrale. La porta punta due cannocchiali su via Ognissanti e sul Piovego, garitte di osservazione per la sicurezza. E’ stato installato un nuovo impianto di illuminazione e si è provveduto alla pulizia delle pareti. E’ prevista la collocazione di un corrimano per superare la rampa ripidissima di scale che porta al piano superiore. Su una lapide, all’esterno, c’è scritto: «Anno ante Christi adventum 1118». Si sostiene cioè che Padova sia stata fondata nel 1118 avanti Cristo, notizia priva di qualsiasi fondamento storico. Nel 2012 il cantiere si estenderà all’esterno: pietra e intonaci, offuscati dalle polveri, saranno puliti, ripristinando il candore splendente che aveva in passato. I lavori più importanti riguardano però il restauro del ponte: la cifra complessiva stanziata tocca i 100 mila euro. Il ponte a quattro arcate fu costruito nel 1784 al posto del ponte di legno che collegava le due rive del canale. Un quadro del Canaletto, vedutista, mago della camera ottica, mostra quest’angolo del Portello com’era: quasi una foto artistica con il ponte, gli attracchi, un tempietto romano dedicato a Minerva, sullo sfondo le cupole del Carmine; sono scorci magici. Ora la parte bassa del ponte, coperta dall’acqua, non è visibile. L’architetto Lo Bosco, che dirige il restauro, mette in campo la prospettiva di far emergere dall’acqua una serie di decori, tra cui due leoni marciani attualmente alluvionati. Sulla spalletta destra del ponte, guardando la porta, erano scolpite rozzamente una dama e una tria, serviva a riempire con il gioco le lunghe pause delle guardie daziarie in attesa dei carichi. Oggi questa incisione è stata cancellata dal tempo e dall’incuria. Quest’angolo della città vecchia era il dominio della fraglia dei barcaioli del Portello che nel 1790 erigono un’edicola dedicata a Santa Maria dei barcaioli. Da Venezia a Padova il percorso in barca durava 6 ore. Aldo Comello