15 dicembre 2011 —
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sezione: Nazionale
di Ernesto Milanesi Giusto ieri mattina ha deposistato a Montecitorio l’interrogazione urgente al ministro Annamaria Cancellieri sulla «cricca della logistica». Alessandro Naccarato, deputato del Partito democratico, segue con attenzione i fenomeni dell’economia padovana che si intrecciano con la sicurezza sociale. «Mi ha colpito molto che a distanza di un anno si sia ripetuto lo stesso episodio nei confronti di Paolo Sinagra Brisca, 62 anni, di Messina. L’auto bruciata di nuovo e questa volta insieme alla moto. E’ iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica che ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata alla falsità materiale nell’ambito dell’indagine sulle irregolarità contributive nel settore della logistica con le coop che hanno operato all’interno di struttura di primaria importanza come Magazzini Generali e Interporto. Ricordo che si va ad un processo incentrato su reati fiscali quantificabili in circa 30 milioni di euro di mancato incasso per l’erario» spiega. Onorevole Naccarato, la «cricca della logistica» (da Padova fino a Parma) è l’altra faccia della medaglia dell’economia fai-da-te? «Osservo che la crisi produce effetti pericolosissimi sul tessuto economico. Rischiano di saltare le aziende sane: lo testimonia anche la drammatica notizia di questi giorni. Ma d’altro canto ci sono piccole imprese che per fronteggiare i problemi si rivolgono a soggetti che hanno rapporti con la criminalità organizzata». Le mafie che s’intravedono dentro le pieghe del mitico «modello Nord Est»? «Che la si voglia vedere nitidamente o meno, è comunque già presente in Veneto e a Padova. Un fenomeno che è stato messo in evidenza, in particolare, dalla Divisione investigativa antimafia. Una struttura che lavora egregiamente anche in Veneto e che è stata depotenziata dai drastici tagli del governo Berlusconi. E bisognerà correre ai ripari al più presto per rimettere la Dia in condizioni di operare al meglio contro le infiltrazioni». La penetrazione criminale nell’economia come si è realizzata nel Padovano? «Soltanto nel 2011 nella nostra provincia ci sono state vicende sintomatiche. L’operazione “Scacco matto” che ha portato all’arresto di Cesare Longordo per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso. Inchiesta della Procura di Reggio Calabria, ma personaggio residente con la famiglia a Torreglia. A marzo è stato smantellato il gruppo Cattapano: bancarotta, truffa, falso in atto pubblico in collegamento con la camorra. Poi il sequestro di beni ai Casalesi in un’inchiesta in cui compare anche Franco Caccaro, imprenditore dell’Alta padovana titolare della Tpa di Santa Giustina in Colle. Infine, con la Aspide di Selvazzano si scopre il “giro” di recupero crediti e prestito usuraio che stritola proprio le piccole imprese». Insomma, nell’epoca della crisi è più facile finire nella «rete» dell’imprenditorialità mafiosa? «Purtroppo, lo scenario degli ultimi mesi ha moltiplicato le aziende in difficoltà. Soprattutto i titolari di quelle medio-piccole finiscono con l’acqua alla gola. E i criminali sono lì pronti a “servirli”...». Altrimenti, non resta che l’alternativa estrema come a Borgoricco e Vigonza... «Preferisco rispettare il silenzio su casi singoli e personali». Onorevole Naccarato, torniamo al denaro che manca o che non gira più. «O che viene riciclato. Un reato monitorato molto negli ultimi anni al Nord. Il riciclaggio ha bisogno di un’intermediazione finanziaria o di passaggi bancari. Ecco, nel solo 2010 sono state segnalate in Veneto alla Banca d’Italia 1.387 operazioni sospette. Una parte consistente sono state “trattenute” dalla vigilanza di via Nazionale perchè rilevanti». Insomma, occorre «tracciare» il percorso dei soldi? «Nella manovra del premier Monti c’è la novità di abbassare la tracciabilità a 1000 euro: misura tesa proprio a favorire l’emersione delle operazioni irregolari». L’altra questione d’emergenza è il credito, no? «Il decreto del governo contiene anche il provvedimento che finanzia i confidi per le piccole e medie imprese. Misura indispensabile a dar fiato alle aziende che, altrimenti, non riescono ad ottenere prestiti dalle banche». E chi ha già eseguito lavori per gli enti pubblici, invece, non riesce ad incassare... «E’ vero. I tempi della pubblica amministrazione sono lunghi. E nella crisi si sentono di più. Con una situazione che penalizza doppiamente i Comuni virtuosi». Il patto di stabilità. «Appunto. Vincola i bilanci che sono anche stati massacrati dai tagli dei trasferimenti. Per di più impedisce ai Comuni di poter spendere soldi loro, che hanno in cassa, per pagare fornitori e imprese che hanno già effettuato i lavori». Ma non funziona così sempre per tutti... «La normativa sugli appalti edilizi non è delle migliori. E va ricordato che in Veneto, nel silenzio generale, sono stati assegnati senza gara più di 300 milioni di euro di lavori pubblici. Il commissario all’alluvione Zaia ha applicato le procedure della Protezione civile anche alle opere non di immediata urgenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA