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«Certezza sui tempi» Il G20 vigila sull’Italia

di Alessandro Cecioni INVIATO A CANNES I tempi, quanto ci metterà l’Italia ad approvare le norme previste nel maxiemendamento. Questo interessa all’Europa. Più ancora dei contenuti si vuole la certezza sull’approvazione, sull’applicazione. Tanto che nella bozza di documento finale che già circola si parla di «implementazione delle misure fiscali da 60 miliardi già approvate in estate che sarà sostenuto da un rafforzamento delle regole fiscali che deriverà dalla legislazione europea». E non solo: spunta l’impegno a mettere «in Costituzione» la «regola di pareggio del bilancio». Poi c’è «l’impegno italiano a rispettare i tempi di quanto previsto nella lettera del 26 ottobre sulle riforme strutturali». Nero su bianco perché non ci siano dubbi. «Perché — come dice Ben Rodhes, uno dei consiglieri di Obama — per l’Italia vale il discorso della Grecia: se ci sono cambiamenti di governo i problemi restano». Silvio Berlusconi della bozza non sa ancora niente quando incontra i colleghi dell’aerea euro presenti nel G20. Parla a lungo, anche con enfasi, mentre Sarkozy, Merkel, Barroso e Van Rompuy ascoltano. Spiega fin nei minimi dettagli quali sono le misure contenute nel maxiemendamento approvato mercoledì in consiglio dei ministri. Ma quando i partner europei dell’area euro gli chiedono quali sono i tempi di approvazione il presidente del consiglio si ferma: «Il nostro sistema è complesso». «Sì, ma quando?». «Dieci-quindici giorni — azzarda il premier — abbiamo già deciso che metteremo la fiducia». Nicolas Sarkozy, presidente francese, alcune ore dopo, sintetizza in una frase i tormenti del presidente del consiglio: «Berlusconi stesso sa che la questione non è il contenuto del pacchetto, ma la sua messa in opera. E su questo, anche in accordo con le autorità italiane, l’Europa è intenzionata a vigilare». Ecco, questo è l’Italia per i partner europei, e non da ieri, non dal 27 ottobre giorno della lettera d’intenti: un sorvegliato speciale. Presenta piani di rientro del debito (confermato il 2013 come data di pareggio), ambiziosi tagli e riforme (la lettera di intenti), maxiemendamenti (che di quella lettera sono la trasposizione normativa), ma sui tempi di approvazione non è molto affidabile. «Lo sa lo stesso Berlusconi», insiste Sarkozy. Messo alle strette il premier dice che il primo passaggio del maxiemendamento (al Senato dove il testo arriverà lunedì o martedì) si concluderà in quindici giorni al massimo, perché «verrà messa la fiducia sia sull’emendamento, sia sulla Legge di Stabilità». Tempi ottimistici: fonti del governo ammettono che in aula la legge arriverà il 21, posto che si metta la fiducia immediatamente se ne parla il 22 o il 23. Venti giorni. Venti giorni per ribadire, come detto, il quasi pareggio di bilancio nel 2013, la vendita degli immobili statali e degli enti locali per abbattere il debito (nella lettera di intenti la misura valeva 5 miliardi, nel maxiemendamento non ci sarebbero cifre). Poi c’è il «concetto politico», così ha detto Berlusconi, «delle pensioni a 67 anni nel 2027». E ancora: la liberalizzazione delle professioni anche con la possibilità di formazione di società di capitali fra professionisti; la liberalizzazione dei servizi pubblici locali con possibilità di vendita ai privati («Non i servizi sull’acqua potabile — spiega Berlusconi ai colleghi dell’Eurozona — perché lì c’è stato un referendum»). Infine la deregulation delle norme procedurali che riguardano le imprese per favorire le infrastruture. Il presidente del consiglio, prima che Merkel, Barroso, Van Rompuy e Sarkozy gli dicessero il fatidico «sì, ma quando?», aveva anche messo sul tavolo «l’anticipo della trattativa con il sindacato per la riforma del mercato del lavoro» e «l’annuncio dell’avvio già dalla prossima settimana del confronto, a Bruxelles presente Tremonti, per l’utilizzo dei fondi EuroSud». In serata il vertice è ripreso alla presenza di Draghi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA