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Veneti al Governo: chi l’ha visti?


 VENEZIA. A dirigere il Welfare del Governo c’è il ministro trevigiano Maurizio Sacconi e al suo fianco siede il sottosegretario Luca Bellotti, rodigino. Il viceministro alla Salute Francesca Martini è di Verona come Alberto Giorgetti, sottosegretario di Tremonti all’Economia. Non male come rappresentanza regionale eppure, nella fase cruciale dei tagli alla sanità e dell’applicazione dei detestati super-ticket, il Veneto si è ritrovato solo.
 Nessuno, dall’esecutivo, ha speso una parola a sostegno del rifiuto (perdente, magari, ma legittimo) opposto a un prelievo supplementare di risorse che penalizza la correttezza amministrativa e premia lo spreco clientelare.
 I fatti raccontano che otto giorni fa si è svolto l’incontro Stato-Regioni: in agenda, accanto a questioni legate alla manovra finanziaria, la definizione dell’aumento dei ticket regionali su ricette e visite mediche, voluto dal Tesoro a compensazione (si fa per dire) dei tagli operati sul Fondo sanitario. Numerosi i governatori e i loro delegati: a rappresentare il Veneto l’assessore alla Sanità Luca Coletto (Luca Zaia era trattenuto a Palazzo Balbi dai decreti post-alluvione) e il top manager di settore Domenico Mantoan. Sul banco del Governo, i ministri Fitto e Fazio nonché la pattuglia veneta succitata, con l’esclusione dell’ineffabile Martini. Evase le questioni di stretta competenza - mentre il confronto si accendeva sui super-ticket e si profilava la rivolta nordista - Sacconi, Giorgetti e Belotti abbandonavano l’aula in rapida successione.
 «Sono rimasto sorpreso», commenta Coletto «perché il momento, aldilà delle specifiche competenze, avrebbe richiesto una presenza e un gioco di squadra dei veneti. Invece non abbiamo ricevuto alcun sostegno e l’esito è stato del tutto inaccettabile. Comunque non ci arrendiamo e attendiamo con fiducia l’esito dei nostri ricorsi al Tar del Lazio e alla Corte Costituzionale». Di più l’assessore leghista non dice, frenato dal timore di acuire i già tesi rapporti tra Palazzo Balbi e l’esecutivo. Ma il dispetto è evidente. Brucia, in particolare, la decisione di agganciare il balzello (lievitato da 67 a 100 milioni) ai previsti introiti da ticket, “certificando” così le vistose differenze regionali: gli esenti dal pagamento in Campania, per fare un esempio, sono sette volte più numerosi di quelli del Veneto; e per far quadrare i conti finali sarà quest’ultimo a sborsare la cifra maggiore.
 «Il ministro Maurizio Sacconi non ha mai preso parte a una riunione dedicata alla sanità nel Veneto per la questione ticket, non essendo stato neanche invitato. La sanità, com’è noto, non rientra peraltro tra le sue competenze», precisa una nota stringata del dicastero del Welfare. Chiarimento che lascia perplessi. Non di una riunione ad hoc si trattava ma del vertice Stato-Regioni né i partecipanti potevano ignorare l’esistenza del controverso inasprimento dei ticket visto che il consiglio dei ministri l’aveva discusso e approvato nella stessa mattinata.
 Dagli altri parlamentari chiamati in causa, silenzio tombale. Anzi no. Un comunicato informa che ieri Bellotti ha sottoscritto l’accordo che stanzia 10 milioni alla Sicilia per gli ammortizzatori in deroga. E questo è tutto.
 Il caso, intanto, innesca lo scontro politico. «E’ vero, i superticket in Veneto arrivano per colpa della pioggia di esenzioni al Sud ma la cosa più scandalosa è che i leghisti al Governo, in primis il viceministro alla Salute Martini, si voltano dall’altra parte», accusa Antonio De Poli, deputato Udc e segretario regionale del partito «siamo alla resa dei conti: la Lega si rivela complice di “Roma ladrona” e fa il suo gioco mentre il governatore Luca Zaia finge di alzare la voce ma alla fine finisce sempre per assecondare e giustificare il Governo. Il peso politico della sua amministrazione, nella capitale, equivale a quello della gommapiuma».
 «Che cosa ha fatto De Poli nei lunghi anni in cui è stato assessore regionale per contrastare un andazzo che era esattamente uguale a quello che oggi vorrebbe denunciare, dandone la colpa alla nuova giunta e al presidente Zaia? Assolutamente niente. Cosa sta facendo ora per i veneti oltre che inondare le agenzie di dichiarazioni astiose? Assolutamente niente. Sarebbe ora che parlasse di meno e lavorasse di più», lo rimbecca irato Coletto.
 Tant’è. Il 31 agosto la delegazione veneta è convocata al ministero della Salute per il faccia a faccia decisivo. E’ possibile, anzi probabile, che Fazio solleciti una manovra aggiuntiva sui ticket per raggiungere quota 100. Allegria.
- Filippo Tosatto