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«La gestione del Pedrocchi non valorizza il museo»

 La Caffè Pedrocchi 2001 srl, che gestisce l’omonimo caffè e monumento cittadino (in foto), «non collabora nella valorizzazione del Museo del Risorgimento», che si trova al piano nobile. Tanto che le presenze sono scese dalle 27.000 del 1997, alle 13.000 del 2003, fino alle 6.500 dello scorso anno.
 Ad accendere la miccia in commissione Cultura è stato proprio il direttore dei Musei Civici Davide Banzato, che ha ricordato come «nella convenzione firmata nel 1997 e rivista poi nel 2003, la società gestrice abbia l’obbligo di collaborare nella valorizzazione culturale». Banzato ha anche messo nero su bianco le sue rimostranze, con tre «diffide» ufficiali datate 2008.
 «Abbiamo segnalato di aver trovato nastro da pacchi su superfici decorate, o troppe persone nella sala Rossini. Ma anche inadempienze nella biglietteria, oppure chiusure del piano nobile in orari previsti di apertura. In ogni caso, nessun dialogo coi gestori». La caffè Pedrocchi 2001 srl è una società nell’orbita della compagnia delle Opere, molto vicina a Comunione e Liberazione. E proprio il Pedrocchi ospiterà il sopralluogo, martedì 19 ottobre, della commissione. Che vorrà vederci chiaro su quale sia il «progetto di gestione» che sta alle spalle del tutto. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio, d’accordo col professor Giuliano Pisani, ha lanciato l’idea di un «tavolo parallelo» con i gestori per preparare le celebrazioni del 150º anniversario dell’unità d’Italia, che cade assieme ai 180 anni dall’apertura dello «stabilimento» nel cuore di Padova.
 Proprio Pisani ha letto l’atto di donazione, datato 1897, di Domenico Cappellato, figlio adottivo di Antonio Pedrocchi, che faceva obbligo «al Comune di Padova di conservare in perpetuo, oltre la proprietà, l’uso dello stabilimento». (e.a.)