«E se fossi io il Corini di Padova?»


PADOVA. L'avevamo lasciato una sera di piena estate, esordio in campionato con il Novara, da capitano oltretutto. Ottanta minuti in cui Vincenzo Italiano era andato anche vicino al gol, prima che Calori lo togliesse dal campo. Il regista era uscito senza fiatare, ma, sistematosi in panchina, aveva discusso animatamente con Foschi («Non c'entrava la partita»).
Il mister aveva spiegato di averlo visto in affanno, dopo un duro colpo ricevuto. Un mese e due... costole incrinate dopo, Calori può invece dire di averci visto lungo. Trentun giorni in cui Italiano non se l'è passata alla grande: «All'inizio pareva una contusione lieve, ma mi faceva male. Non riuscivo a muovermi né a riposare. Ho dovuto dormire due notti sul divano dal dolore. Gli esami approfonditi hanno evidenziato la frattura di una costola e l'incrinatura di un'altra».
E cosi l'abbiamo visto sconsolato, a bordo campo, a tenere il cronometro delle partitelle...
«Non mi sono allenato per 15 giorni, non potevo nemmeno fare palestra. Cosi ho dovuto recuperare in fretta la forma, anche se non ho voluto affrettare il rientro per non rischiare ricadute. Ora sto bene, sono pronto, anche se non posso avere i 90' nelle gambe. Deciderà il mister».
Certo che, come si dice a Padova, converrà farsi benedire al Santo.
«In effetti, da quando sono qui, ho avuto tanti infortuni. In 15 anni di carriera non mi ero mai stirato, né rotto qualche costola. Facciamo gli scongiuri».
Almeno il tempo perso è servito per dare qualche consiglio al suo erede Vicente. Il brasiliano dice di imparare molto da lei.
«Non mi permetterei mai di sostituirmi all'allenatore, ma mi piace dare suggerimenti quando posso a tutti i compagni più giovani. Dopo tanta carriera, in un ruolo particolare come il mio, credo di aver imparato qualcosa sia in fase offensiva che difensiva».
Anche perché di maestri in campo ne ha avuti, uno su tutti Eugenio Corini, che ha da poco intrapreso la carriera di tecnico.
«Piacerebbe anche a me, una volta smesso, iniziare a fare l'allenatore. Corini era il mio idolo da piccolo e quando arrivai a giocarci insieme studiavo i segreti delle sue punizioni. Ora però spero di avere ancora tanti anni da giocatore davanti».
Proprio come Corini, che a 30 anni suonati portò il Chievo in A. Un'impresa che Italiano intende ripetere con il Padova?
«L'obiettivo è quello. Voglio giocare finché le ginocchia reggono e vorrei vivere nelle prossime stagioni le annate migliori della mia carriera. A Padova naturalmente».
La squadra da fuori come l'ha vista?
«Bene, dopo il pareggio con il Novara siamo cresciuti. Rispetto allo scorso anno si è aggiunta tanta qualità, soprattutto davanti. Il tecnico sta lavorando molto sulla mentalità di gioco e a Trieste si è visto. Fuori casa, nella ripresa, abbiamo schiacciato gli avversari nella loro metà campo. Un atteggiamento che non si vede dappertutto».
La B finora che dice?
«Che c'è più equilibrio rispetto al solito. Può essere un vantaggio per una squadra con tanta qualità come la nostra. Dobbiamo essere bravi, però, a fare un passo alla volta e raggiungere il prima possibile la salvezza per poi vedere che obiettivi prefissarci».

Stefano Volpe