08 settembre 2010 —
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sezione: Regione
VENEZIA. Cannonate ad alzo zero. A spararle il governatore del Veneto, Luca Zaia, contro il presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De Poli. Nellocchio del ciclone, ancora una volta lente trevigiano e le opposte visioni del ruolo che dovrebbe esercitare: De Poli - attacca Zaia - applica lo statuto della fondazione Cassamarca come «autoinvestitura».
Le frizioni tra i due, ma definitivamente sopite, si sono riacutizzate di recente, dopo un breve periodo di quiescenza, quando il presidente del Veneto ha denunciato leccessiva propensione delle fondazioni a «fare cultura», trascurando situazioni concrete e pressanti, come la crisi che più richiederebbe lintervento delle fondazioni, in modo da trovare una soluzione alle difficoltà di accedere al credito da parte delle imprese venete: «Le fondazioni bancarie dovrebbero essere della partita e pensare un po meno alle mostre» aveva detto qualche giorno fa il presidente leghista dal palco di Cortina InConTra, annunciando che, fallite le sollecitazioni, sarebbe subentrato un cambio di strategia «Visto che le parole non sono bastate, punteremo a inserire novità nelle governance, inserendo persone più vicine al popolo. Abbiamo il mandato per farlo e se non mettiamo nella governance i nostri amici, ci vanno quelli degli altri e questo è pericoloso».
Un discorso che valeva innanzitutto per la fondazione trevigiana, con cui il governatore ha senzaltro più dimestichezza. Una linea questa, che non aveva incontrato il favore di De Poli che, a sua volta, nellambito di un botta e risposta cronico, aveva sostanzialmente ribadito di preferire «far cultura» che «distribuire soldi agli amici» consolandosi invece per il buon rapporto instaurato con un altro leghista di peso, Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso, nonché segretario della Lega.
Quanto alle mire degli esponenti della Lega verso banche e Fondazioni del Veneto, De Poli le aveva bollate come «parole vuote, campate in aria. Gli lascio le loro aspirazioni, vedremo se sapranno tradurle in fatti».
Ed ecco, puntuale, a margine del tradizionale incontro del martedì con la stampa, la risposta di Luca Zaia che paragona Dino De Poli a «Napoleone Bonaparte, quando, in occasione della cerimonia di investitura a imperatore, strappò la corona dalle mani di Papa Pio VII, per indossarla da sé».
Di più: il governatore arriva a ricorrere alla natura e, in particolare alla biologia, in cui, come nel caso di De Poli «si assiste a processi di rigenerazione spontanea».
Tolto il teatrino, resta la sostanza, laddove la volontà di designare propri rappresentanti negli organi della fondazione trevigiana non rappresenta - secondo Zaia - una semplice «mira», ma ladempimento di un processo che, con lelezione diretta di sindaci, presidenti di Province e Regioni, nel 1993, è divenuto un obbligo. «Per buon gusto eviterei questo dibattito - aggiunge il presidente del Veneto - ma mi sembra evidente che siamo di fronte a una volontà di autoinvestirsi che non è proprio di uno statuto democratico. Evidentemente De Poli è rimasto alla prima Repubblica dove non cera mandato popolare».
Infine, dopo la rincorsa, Zaia insacca: «E ora di mettersi in testa che il mecenatismo è finito e che la beneficenza, semmai, si fa con i soldi propri e non con quelli degli altri - conclude - prima o poi vedremo anche i conti di questa fondazione Cassamarca». Una chiosa che sembra più che mai un annuncio o meglio, una minaccia.
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(Simonetta Zanetti) /