Ecco la corte dei Vescovi


L'architetto Domenico Luciani ha parlato, ed è finalmente tutto più chiaro. Tema: la sistemazione non del brolo, ma piuttosto della corte antistante l'ingresso di Villa dei Vescovi a Luvigliano, ex Olcese donata al Fai dalla contessa Maria Vittoria, vedova di Vittorio Olcese. E' tutto più chiaro, e finalmente le idee di Luciani, la volontà del Fai, gli orientamenti della Soprintendenza possono trovare un terreno di confronto aperto, certo, privo di illazioni e confusioni. Per giorni si era parlato e scritto (sui giornali, su internet, su facebook, perfino negli atti della commissione cultura della provincia) di «cementificazione», «scempio», «distruzione», indicando tra l'altro il brolo come oggetto di tanta devastazione. Ora, il brolo è altra cosa rispetto alla corte che costituisce l'accesso alla villa.
Quasi sei ettari il primo (lo si vede chiaramente qui a fianco nell'immagine da Googleheart), appena 1600 metri quadrati la seconda: che se proprio si vuole è il cuore costruito del brolo, ma non ne ha la funzione di coltivazione di frutti, vigneti, ortaggi, legno da opera. Bene, tutte le disquisizioni vertono su come risistemare questi 1600 metri quadrati, e finalmente si hanno le linee guida del progetto di Luciani. «Fare un prato e basta sarebbe come non fare niente, appiattire, banalizzare», dice il paesaggista incaricato dal Fai con un'unica consegna diciamo vincolante: prevedere una parte (piattaforma) calpestabile per poter ospitare concerti, teatro, altre iniziative. Quattrocento metri quadrati lastricati (ma, come chiede la Soprintendenza, saranno 300) come prolungamento rettangolare del portico d'accesso al palazzo, sul lato di fondo della corte. Lasciando liberi gli altri 1200 definiti da un muro, dalla balconata a nord, dalla casa del custode e 'aperti" da tre portali. In mezzo, a parte un pozzo, non sono state trovate tracce di sistemazioni significative, a parte un pozzo dalle origine incerte, che rimarrà. Cosi come una bella pianta di tasso che movimenta lo spazio. L'acciottolato che corre lungo la linea assiale sembra non avere motivazioni: difficile (e fonte di rumore) per carrozze e perfino per umani. Sparirà. Che mettere al suo posto se un prato sembra soluzione banale? Non ci si crederà, ma gli animi pur pacificati del distinto uditorio (fior di architetti ed esperti: Titti Panajotti di Italia Nostra; Vittorio Dal Piaz, mura di Padova; Patrizio Giulini, botanico; Gianni Sandon, difensore dei Colli) hanno subito fatto scaturire idee diverse, qualche critica, dei distinguo. Esattamente come era auspicabile succedesse. Nessuno di costoro ha potere decisionale, ma interessano al Fai come mediatori con la comunità, come portatori, per dirla con il direttore culturale del Fai, Marco Magnifico, «di una vera passione per questo bene cosi fondamentale». Le idee di Luciani prevedono anche il taglio di tre alberi nella corte e di qualche cedro deodara sul lato sud. La notizia non ha provocato svenimenti. E delle siepi a dare un segno d'ordine: sulla loro altezza il dibattito è diventato quasi filosofico. Assente la commissione cultura della Provincia: giustificata, secondo il suo presidente Domenico Menorello, che però assicura: «nessun tipo di posizione polemica». Assenza clamorosa, secondo il Fai.

Paolo Coltro