Sei titoli italiani e le Olimpiadi

Gabriele Sella era nato il 15 aprile 1963. Aveva cominciato a gareggiare nelle categorie giovanili con la Liberi Ciclisti Adria fino agli esordienti (13-14 anni), faceva coppia fissa con Andrea Doria. Da allievo cambia maglia e indossa quella bianconera della Cicli Olympia di Piove di Sacco. Tra gli juniores viene tesserato con la Società Ciclisti Padovani: è compagno di squadra di Silvio Martinello, Fabio Lana ed Ermanno Baldin. Da dilettante rimane con la gloriosa società cittadina con la maglia biancoverde. Successivamente corre con la SS Lazio-Cartura Nalin, poi Cartura Nalin-Mg Boy's e infine con il Gruppo Sportivo Forestale. Appesa la bicicletta al chiodo, diventa tecnico della pista regionale - con la presidenza del piovese Bruno Coccato - nonché responsalibile del velodromo di Porto Viro.
Aveva corso su strada e su pista. Proprio su pista aveva ottenuto le maggiori soddisfazioni. Aveva conquistato sei titoli italiani, tre nel tandem (1983-84 con Ceci, 1987 con Boarin), altri tre, rispettivamente, nel km da fermo (1984), nell'omnium indoor (1984) e nella velocità individuale (1985). I suoi migliori risultati in campo internazionale sono stati l'oro della velocità ai Giochi del Mediterraneo 1983, il bronzo nel tandem (con Ceci) ai Mondiali 1985 e la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles (velocità, tecnico il padovano Sergio Bianchetto) nel 1984. Messa al chiodo la bicicletta, Sella si è dedicato alla cura dei giovani pistard in qualità di responsabile del Centro di Avviamento al Ciclismo al velodromo Monti di Padova (1989-90) e di tecnico regionale per la strada e la pista dal 1991 al 2001. Cordoglio nel ciclismo per la prematura scomparsa del 47enne. «E' stato un capo team delizioso e un pistard di qualità, tanto che è stato anche detentore del primato italiano dei 200 metri su pista» ricorda il padovano Flavio Milani, vicepresidente vicario della Federciclismo.
Gabriele Sella era coetaneo del campione olimpico di Atlanta - ora commentatore di RaiSport - Silvio Martinello. «Ci sentivamo spesso - racconta commosso Martinello - si parlava di ciclismo e della crisi del ciclismo su pista. Il confronto era molto schietto e proprio per questo era stato allontanato dal settore tecnico che conta. Uno come lui aveva esprienza da vendere. Da atleta ha ottenuto risultati lusinghieri, ma era anche un tecnico molto preparato, che sapeva stare con gli atleti. Insomma, uno che sapeva fare gruppo. Senza Gabriele il ciclismo ha perso uno che conta».

(Sandro Bolognini) /