Ezio Rossi non ce l'ha fatta, Gallipoli giù

GALLIPOLI.Per effetto del pareggio, nel posticipo di ieri, tra Crotone e Mantova, il Gallipoli è retrocesso in Prima Divisione. A due giornate dal termine della serie B, infatti, la squadra salentina ha 40 punti, contro i 46 di quella lombarda. Anche in caso di rimonta e affiancamento a quota 46, il risultato dei confronti diretti fra le due compagini (0-0 in Puglia e 1-0 a Mantova) giocherebbe a favore degli uomini di Michele Serena.
Dopo la Salernitana, dunque, arriva il secondo verdetto per quanto riguarda la zona bassa della graduatoria del torneo. Per il Gallipoli si tratta di un viaggio di andata-e-ritorno durato appena 12 mesi. I «miracoli» non sempre si ripetono, e dopo quanto era riuscito a fare all'inizio mister Giannini, i «nodi» sono venuti brutalmente al pettine.
Ricordiamo brevemente la storia del tormentato approccio dei giallorossi con la categoria. Lo storico presidente Barba, ottenuta la promozione, aveva fatto intendere all'ambiente di non poter mantenere da solo il club in B, per cui era andato alla ricerca di acquirenti. Alla fine, aveva ceduto la società all'imprenditore friulano Daniele D'Odorico, il quale, dato mandato a Vittorio Fioretti, aveva messo a disposizione del tecnico un organico assemblato in appena una settimana, ad agosto. Una rosa comprendente l'ex biancoscudato Alex Pederzoli, poi Flavio Lazzari, impossibilitato a trovare un posto fisso nell'undici di Sabatini, e infine Rej Volpato, girato al Gallipoli dal Bari.
La situazione precipita nel girone di ritorno, quando D'Odorico ritarda i pagamenti degli stipendi e, soprattutto, non è più in grado di tener fede agli impegni presi con i fornitori. La squadra è protagonista di un clamoroso «ammutinamento» prima della gara con il Grosseto, a febbraio, e minaccia di non allenarsi più. Giannini difende i suoi ragazzi, ma il rapporto ormai logoro con il presidente lo spinge a dare le dimissioni. Gli subentra Ezio Rossi, altro ex biancoscudato: l'impresa è titanica, salvare un club allo sbando. Ieri, purtroppo, l'amara sentenza.