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L’Appiani? Ora è diventato un film


 PADOVA. Vi ricordate i cinque amici di Abano che quest’inverno hanno ricostruito lo stadio Appiani in miniatura? Bene: il loro lavoro è diventato addirittura il soggetto di un film. Si chiama semplicemente «Appiani» (sottotitolo: «ricostruire un’emozione»), ed è un documentario che racconta non solo le varie fasi di realizzazione del mini-stadio, dal progetto fino alla sua collocazione nel museo del Padova all’Euganeo, dove fa tutt’ora bella mostra di sé, ma indaga anche sull’affetto che lega da sempre i padovani al «tempio» del calcio cittadino. Il tutto integrato da un breve filmato di un Padova-Torino del 1949, e da alcune interviste a chi l’Appiani vuole salvarlo (come i ragazzi del «Comitato» e la pronipote Francesca) o a chi l’ha vissuto da protagonista: Gastone Zanon, per esempio, vera memoria vivente degli anni d’oro biancoscudati, o Pino Lazzaro, l’ex capitano degli anni ’70 che all’Appiani ha anche dedicato il bel libro «La fossa dei leoni».
 Regista. A realizzare il documentario è stato Matteo Menapace, 36 anni, padovano dell’Arcella. Magazziniere di professione, ma appassionato da tempo delle produzioni video. Tanto appassionato da avere una sua etichetta, la «Videoe20» con la quale, insieme ad altri amici, ha realizzato filmati di matrimoni, aziendali, spot pubblicitari ma anche un cortometraggio noir di 7’ premiato a un festival. «Quando ho saputo di questi ragazzi che stavano ricostruendo l’Appiani, li ho voluti conoscere e mi è piaciuta come idea - racconta Menapace - Il soggetto è questa storia, non l’Appiani in sè. Man mano che la documentavo, però, ho sentito che bisognava anche raccontarne delle altre per capire quanto lo stadio sia importante per la città. Alla fine ho scoperto che lo è tantissimo. I padovani lo amano, è un pezzo di cuore per tutti».
 Metafora. «Credo che nessun padovano possa dire “demoliamo lo stadio” per costruire qualcosa. Bisognerebbe che fosse matto», dice Zanon seduto in gradinata nell’ultima inquadratura del film. La ricostruzione dell’Appiani in miniatura che diventa dunque metafora di una sua ricostruzione immateriale, quasi metafisica, sul piano delle idee. Il luogo privilegiato dell’immaginario collettivo, contenitore e conduttore di emozioni. Può essere questa la chiave di lettura? «Sì - annuisce Menapace - diciamo che l’Appiani è un pretesto per ricostruire un’emozione. Come difatti è il sottotitolo del film».
 Dieci ore. Le riprese sono durate da fine settembre a febbraio. Dieci ore di «girato» che in fase di montaggio sono state concentrate in una. «Il filmato del 1949 me l’ha dato Paolo Donà, ed è un originale dell’epoca. E’ la partita contro il Grande Torino, giocata due mesi prima della tragedia di Superga, e finita 4-4. Con i tifosi che, come racconta Zanon che era in campo, si sedettero a bordo campo perché non c’era più spazio sulle gradinate. Ma l’aneddoto più emozionante lo racconta Lazzaro: il portiere Benevelli che prima della partita tirava spallate al tunnel d’entrata per caricarsi e spaventare gli avversari. Per loro, effettivamente, quel tunnel doveva essere una specie di porta dell’inferno...».
 La prima. Il film «Appiani - Ricostruire un’emozione» sarà disponibile il mese prossimo in Dvd. E la sua «prima» potrebbe essere proiettata addirittura all’aperto sull’erba di via Carducci. Almeno così si augura Menapace: «Sarebbe per me una grande gratificazione. Magari una serata d’estate, da condividere con tutti i tifosi. Ecco: una bella festa. Dopo la salvezza del Padova, s’intende...».
- Furio Stella