30 ottobre 2009 —
pagina 26
sezione: Provincia
AGUGLIARO (Vicenza). In paese cresce la discussione e la preoccupazione sulla compravendita della ex chiesa parrocchiale da parte di Sante Sguotti, prima parroco e oggi papà, che potrebbe trasformarla in centro di spiritualità di Milingo.
Questione approdata anche nellaula consiliare di Agugliaro durante il Consiglio di ieri sera, in cui la minoranza ha chiesto delucidazioni al sindaco, che sostiene si sia trattato di una legittima compravendita tra privati. Difatti, la piccola e fatiscente chiesa è stata prima sconsacrata nel 1977, poi venduta dalla Curia a un privato e ora rivenduta a Sante Sguotti. Una ex chiesa e un ex parroco sono un bel binomio, ma soprattutto fanno parlare il paese sulle reali mire del prete ribelle. Prima lui smentisce, poi conferma di essere diventato il nuovo proprietario: «Per evitare - spiega - che un luogo di culto, benché sconsacrato, restasse un magazzino fatiscente come si mostra oggi». Ma sulla reale destinazione duso, Sante gioca con le parole: «Per ora mi mancano i soldi per restaurarla - dice - ma se trovassi un finanziatore potrebbe esserci una felice soluzione». Intanto, tra la gente cè il sospetto che voglia trasformarla in un centro per la sua Chiesa cattolica dei Peccatori, mettendola a disposizione di monsignor Milingo, al quale si appoggia. Nessuna certezza per ora, ma neppure nessuna smentita da Sguotti che invece non nasconde lo stupore per le malelingue: «Queste paure mi sanno tanto da guerra di religione di altri tempi. Sappiamo cosa hanno causato nella storia questo genere di atteggiamenti...». Poi Sguotti affila la lingua: «I soldi arrivano direttamente da quel mio «benefattore» che è il vescovo Mattiazzo, come da un mutuo aperto con la banca». E qui si accende la miccia: «E il frutto dei proventi del libro e delle interviste, che il vescovo Mattiazzo ha contribuito a propagandare con le tante polemiche. Alla fine, io sto agendo come uomo di fede che ha a cuore un bene fatiscente, per poi preservarlo. Se la Curia ci teneva davvero a quella chiesa, poteva evitare che finisse in queste condizioni. Così come i fedeli che hanno da dire tanto, potevano acquistarla al mio posto».
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(Antonio Gregolin)